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Come combattere la Pirateria in modo Intelligente

Generalmente la pirateria (di software, di film od in questo caso di giochi) non fa il bene dell’industria in quanto viene rotto quel meccanismo di investimento-rischio-ricavo-premio nativo nell’imprenditoria, ma è da considerare invece come una risposta ad un prezzo troppo alto, per prodotti facilmente copiabili e distribuibili all’interno della base utente. In altre parole, se un gioco è bello ma costoso, i gamers sanno come ottenerlo piratato ed avere un’uguale esperienza. Questo discorso NON voglio appoggiare la pirateria, ma solo far capire qual’è l’origine della pirateria stessa.

Da oramai più di un decennio, sopratutto le major AAA, per natura molto legate al concetto di fatturato, sono sempre alla ricerca di nuovi metodi per fronteggiare la pirateria, utilizzando metodi più o meno drastici, non sempre ben accetti dai Gamer “Legali” in quanto alcune volte rappresentano un limite di usabilità. Infatti come è già successo, in alcuni giochi come Sim City o Starcraft 2, per poterci giocare era necessario essere online per poter giocare, in modo che il gioco potesse dialogare con un server per certificare costantemente l’originalità del gioco… impedendo quindi al gamer che ha comprato il gioco legalmente di usarli in mobilità o se non si dispone di una connessione ad Internet.

Come riportato qualche giorno fa da Polygon, Croteam lo sviluppatore dietro l’indie di fulmineo successo “The Talos Principle” ha trovato un modo molto intelligente per poter in qualche modo arginare il problema, che potrebbe insegnare molto anche alle altre aziende del settore.

Infatti come si può vedere dal tweet incorporato sopra, un utente ha postato su Steam la richiesta di aiuto alla community, in quanto non era in grado di accedere al livello successivo, in quanto un ascensore è bloccato. Come si vede dalla risposta, si vede che in realtà il bug è voluto in quanto si attiva quando viene identificata una versione del gioco piratato.

Meglio far annusare al cliente cosa potrebbe mangiare… piuttosto che fargli vedere una foto del piatto.

Questo approccio è molto interessante, in quanto gli sviluppatori hanno fatto in modo che il “giocatore pirata“, potesse provare il gioco ed innamorarsi dello stesso, ma di bloccare la sua esperienza di gioco nel caso non abbia remunerato gli sviluppatori che hanno creato il gioco. Questo sistema permette quindi all’utente di scaricare una Demo del gioco che poi può essere sbloccata una volta comprato il gioco. In secondo luogo, la scoperta di questo metodo ha portato anche una perdita di reputazione da parte del gamer mostrato sopra!

Nella comunità dei Gamers, gli sviluppatori indipendenti sono (e devono) essere rispettati, in quanto si prendono completamente il rischio d’impresa, dove se il loro progetto non è un successo ci perdono in prima persona, come risparmi, tempo ed affetti… (non esiste un Piano-B) Capisco che il gaming può essere costoso e sono ben conscio del concetto di “Curva della Domanda” ma piratare un gioco indipendente da 20€ penso sia anche eticamente sbagliato sopratutto perché è molto più accessibile di altri…

Riassumento, meglio far annusare al cliente cosa potrebbe mangiare… piuttosto che fargli vedere una foto del piatto.

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Edward Phoenix

Edward Phoenix

Padre, Marito, Markter e Fondatore di Gamers.it
Cresciuto a suon di FPS e Giochi di Strategia cerca sempre di trovare la qualità in tutte le cose che fa!

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