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Hatred: un Successo di Marketing

Non c’è dubbio nel dire che Hatred ha fatto parlare molto di se. Infatti sin dal primo giorno del suo annuncio, tutta la stampa di settore ha voluto dire la propria parola ed opinione su questo gioco, in alcuni casi esprimendo la loro indignazione vista l’eccessiva violenza di questo titolo. Tanto si è parlato di questo gioco che ha portato a generare dei veri e propri schieramenti, tra sviluppatori che supportavano lo studio e la loro libertà d’espressione e la stampa che (giustamente come deve essere) criticavano la violenza del gioco.

La missione fondamentale del Marketing è quella far parlare di se il più possibile, e di non farsi ignorare.

Tutto il buzz che è stato generato, anche dalla ritirata-e-ripensamento di Valve, che ha prima bannato il gioco per poi reinserirlo senza problemi nel suo progetto GreenLight, è stata una vera e propria manna dal cielo per Destructive Creations (lo studio polacco di sviluppo) che ha dovuto semplicemente trasformare le proprie attività di marketing in attività di semplice PR, in quanto la natura stessa così esplicita ha fatto parlare di loro, non restare ignorati.

Capiamoci, questo non è un caso isolato. Infatti in passato sono accaduti altri episodi più o meno simili, infatti possiamo ricordare entrambi i capitoli di Postal (specialmente il secondo era estremamente ignorante e violento), Manhunt che non si risparmiava scene raccapriccianti, ma anche su giochi molto più mainstream come può essere ad esempio l’ultimo Tomb Raider, dove vedendo il trailer di Lara Croft malmenata si era parlato anche del fatto che potesse essere stata stuprata. Questo fatto ha generato moltissimo Word of Mouth (in gergo WoW), che è stato in grado di generare tantissimo baccano a costo estremamente basso, generando notorietà per il titolo, ma sopratutto vendite.

Da professionista di Marketing, posso confermare che per farlo non sono necessari grandissimi budget, ma solo a compromesso di rischiare, in modo da attrarre l’attenzione di qualcuno mettendo in discussione alcune convinzioni sacre. Infatti basta pensare a Destiny, un gioco molto probabilmente altrettanto noto, che per diventarlo hanno dovuto investire moltissimi soldi in campagne marketing spiegando al meglio il gioco, in qualunque modo, fino a che tutti sapessero di cosa si trattava. Purtroppo il gioco non ha venduto quanto previsto, in quanto il gioco sinceramente…. non valeva i 70€ che è costato e tutta l’attesa.

Quanto spiegato sopra quindi ci fa capire che: ho paghi o provochi, ma comunque devi avere un prodotto che funziona per far si che il meccanismo funzioni. Personalmente penso che ci siano comunque barriere che NON devono e NON possono essere superate, che sono quelle che definiscono un individuo e la propria sicurezza personale. Ma che dire alla fine, MISSIONE COMPIUTA, in quanto anche noi di Gamers.it abbiamo voluto dire la nostra a riguardo! Poi per una review od un parere diverso voglio prima provare questo gioco.

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Edward Phoenix

Edward Phoenix

Padre, Marito, Markter e Fondatore di Gamers.it
Cresciuto a suon di FPS e Giochi di Strategia cerca sempre di trovare la qualità in tutte le cose che fa!

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