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Recensione: Lightning Returns – Final Fantasy XIII

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Il titolo

Per cercare di spiegare cosa sia Lightning Returns bisogna partire proprio dal titolo. Square Enix (o Squinix per gli amici) ha tolto il numero dal titolo per cui non abbiamo un Final Fantasy XIII 3 ma solo un “Lightning Returns” e un generico Final Fantasy XIII in piccolo scritto SOTTO. Questo particolare è importante perchè da Square ci stanno avvisando che questo Final Fantasy non è in realtà un Final Fantasy “vero”, col numero di fianco al titolo ma è un qualcosa di leggermente diverso, di collaterale. E questo, pronti via, pad alla mano, risulta subito dannatamente evidente.

Come si gioca

Dopo la solita meravigliosa intro in CG “alla Final Fantasy” siamo dentro un palazzo con degli Anubi giganti da eliminare, dovremo arrivare sù, fino in cima salendo e scendendo scale fino all’incontro con Lumina. L’azione è veloce e frenetica. Nessun gruppetto di personaggi da gestire RPG style con cui inventarsi strategie. Solo lei, Lightning. Tre tasti da usare: cerchio = slash di spada; triangolo = attacco magico; quadrato = scudo/ difesa. Praticamente come giocare a Bayonetta. Poi ci sono le “super”. Premendo L1 c’è il cambio costume (all’inizio sono solo due selezionabili, poi andando avanti se ne guadagnano altri, sono una dozzina in tutto). Questa feat è molto godibile e divertente perchè il tipo di mosse cambia sensibilmente a seconda del costume e dà una dimensione un po’ piu’ strategica ai combattimenti perchè dopo un po’ di mosse i costumi si scaricano e vanno ricaricati, quindi si cambia se ne usa un altro, attendendo che nel frattempo quello usato in precedenza si ricarichi. L’altra SUPER si ottiene premendo L1 & R1 insieme e si attiva “l’OVERLOCK”: il tempo si rallenta con un bel’effetto grafico, l’avversario è quasi immobile e possiamo colpirlo piu’ volte a colpi di spadate. Già, infatti. Se qualcuno sta pensando al “witch time” di Bayonetta non è molto lontano.

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I volti di Nomura

Il motore grafico che usa il gioco è lo stesso, ovviamente, dei precedenti Final Fantasy 13. Il character design di Tetsuya Nomura è splendido come al solito. Il volto dei personaggi è meraviglioso e probabilmente il migliore mai visto in qualunque Final Fantasy pre XIII. La protagonista Lightning ha carisma da vendere ed è stato votato recentemente in Giappone al secondo posto tra i migliori personaggi dell’intera saga di Final Fantasy di sempre. C’è ancora qualche problema nel gusto dell’abbigliamento dei personaggi ma dopo le robe alla Village People viste nel precedente capitolo qui andiamo molto meglio. Perfino Snow sembra vestito in modo quasi serio.

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Recorded in Boston

La sountrack del gioco è sontuosa. Masashi Hamauzu ha fatto un lavoro splendido tanto che, quasi non risentiamo della mancanza del grande Uematsu, anche se alcuni pezzi strumentali dei vecchi Final Fantasy sono inseriti qua e là tipo Easter eggs. Hamauzu-san è andato a registrarla negli USA , a Boston, con la sua orchestra. Per una volta non c’è la solita canzoncina hit-singolo del gioco cantata dalla idol di turno. Hamauzu poco prima dell’uscita del titolo ha dichiarato che è stata una scelta precisa, squisitamente artistica, per non spezzare l’impatto emozionale del gioco, e che quindi ha optato per un accompagnamento esclusivamente orchestrale. Scelta che ci sentiamo di condividere in pieno anche se il sospetto che  sia dovuta anche alla necessità di risparmiare sui costi ci ha raggiunto. La OST è uscita recentemente in un quadruplo CD acquistabile su Amazon che ci sentiamo di consigliare.

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Che storia è?

Chi non avesse mai giocato ad un Final Fantasy o non avesse mai giocato a nessun Final Fantasy XIII  non deve preoccuparsi. Puo’ tranquillamente giocarci senza perdersi nulla. Siamo 500 anni dopo gli eventi di Final Fantasy XIII 2 e si, i personaggi sono gli stessi (don’t ask) ma i riferimenti non inficiano la comprensione della storia. Che poi è il vero punto debole del gioco. Francamente la sceneggiatura l’abbiamo trovata troppo pretenziosa, senza un briciolo di humor e tutto quell’assurgere di Lightning a figura salvifica, quasi cristianica, ci ha perfino dato un po’ fastidio, perchè inutile e ridondante. Anche la longevità del gioco è ridotta anche se questo per chi vi scrive non è quasi mai un male. In questo caso la conclusione del gioco è obbligata dalla storia del gioco stesso: Dio ha deciso di organizzare la fine del mondo in sette giorni è c’è un timer che segnala l’avvicinarsi dell’evento. I giorni sono estendibili fino a 13 con le sub quest: dato che ogni giorno equivale a due ore reali, il gioco và completato in ventiquattro ore obbligatoriamente.

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Ma allora com’è?

Oggettivamente non ci sentiamo di parlare male di questo titolo, come tanti hanno fatto. Come detto a inizio di recensione, è vero, non è un Final Fantasy classico, ma questo non è per forza un male. Certo l’ultra-fan di Final Fantasy 10 o di Final Fantasy 7  che vuole l’RPG tradizionale prende questo disco e lo usa per esercitarsi al tiro al piattello, ma questo titolo preso a sè, decontestualizzato dall’ingombrante titolone scritto in piccolo sulla cover come sottotitolo, è innegabilmete un ottimo Action-RPG, una realizzazione tecnica di alto livello del grande Yoshinori Kitase che, by the way, è stato il direttore dei Final Fantasy più belli di sempre (dal 6 al 10). Lightning Returns è un ottimo titolo Action-RPG, divertente da giocare che potrebbe piacere all’amante degli rpg che per una volta vuole svagarsi con un titolo piu’ veloce o che potrebbe piacere all’amante degli action alla “Devil may cry” che vuole giocare a qualcosa con elementi rpg. Allora quando questa settimana entrerete nel vostro negozio videoludico di fiducia e vedrete sullo scaffale, perchè la vedrete, la cover di Nomura con lo sguardo di Lightning un po’ cupo, un po’ malinconico che guarda verso di voi, in mezzo alla marea di indistinti “Call of Battlefield”, osservatela un attimo e dategli una possibilità. Probabilmente non ve ne pentirete.

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