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Recensione – Bayonetta 2

Sembra Audry Hepburn in “Colazione da Tiffany”. Cappello largo, vestita di bianco, l’immancabile lecca lecca in bocca tenuto a mo’ di sigaretta slim. Stà facendo shopping natalizio in quella che sembra la 5° strada a New York. Dietro di lei quel piccoletto brontolone di Enzo a reggere i pacchetti e pacchettoni. Poi l’attacco  degli angeli dal cielo. Devìa con un calcio la corsa di un jet e decolla. Il pad comincia a vibrare e tocca a noi. Parte la musica, un remix funk di “Moon River”. Lei è Bayonetta, ed è tornata. E noi abbiamo tra le mani uno dei migliori videogames action della storia.

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Un po’ di Storia

Il precedente titolo di Bayonetta è datato 2009. Uscì su piattaforma Playstation 3 e Xbox 360 sviluppato da Platinum Games e finanziato da Sega. Il gioco è firmato da Hideki Kamiya, il celebre creatore della serie Devil May Cry. Purtroppo pur raccogliendo ampi consensi sia dalla critica specializzata sia a livello generale di pubblico, dove si vedono cosplayer della strega in giro per le fiere di mezzo mondo , il titolo non vende abbastanza, tanto che Sega esce dal progetto e cancella la produzione del sequel. Fortunatamente nel 2012 Nintendo, che stà cercando di lanciare il WiiU, decide di investire nel titolo e finanzia Platinum Games affinché realizzi, il nuovo capitolo, in esclusiva per la sua console. Dopo una lunga lavorazione finalmente è arrivato e, diciamolo subito, ne è valsa l’attesa.

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WITCH TIME

Il precedente capitolo non era solo bellissimo da vedere, ma era un gioco “vero”, difficile, brutale. La prima cosa che ci tenevamo a testare sul nuovo Bayonetta era proprio quanto fosse rimasto della precedente giocabilità. E fin dai primi scontri ci accorgiamo che le meccaniche del titolo sono rimaste le medesime, con qualche piccola modifica volta a perfezionare quello che era già di per sè un sistema perfettamente bilanciato, all’apparenza semplice  ma di grande profondità. Bayonetta 2 ha un ritmo di gioco straordinario. Ritmo e tempistica sono le parole chiave. Il giocatore deve sapere quando colpire e quando schivare. Schivare, possibilmente all’ultimo istante, proprio quando il nemico ti stà per colpire. Con la schivata all’ultimo momento attiveremo infatti il “Witch Time”, lo schermo si scurisce, tutto si muove al rallenty, eccetto noi che potremo colpire a volontà, per un brevissimo lasso di tempo, il nemico. Attacco, attacco, schivata. Oppure schivata schivata e poi attacco. I combattimenti hanno un ritmo e una bellezza rari, come una danza , esaltati dalla velocità di gioco e dalla forma longilinea e flessuosa della nostra strega. I 4  tasti principali vengono usati tutti, uno per il pugno, uno per il calcio, uno per sparare uno per saltare. Facile, certo. Per chi vuole giocare facile. Per i tecnici, ogni combinazione di tasti alternata porta ad un attacco sempre diverso e letale, per cui la differenza tra un “pro” ed un “niubbo” si vede, eccome. Poi c’è il tasto dorsale, quello che quando sono cariche le stelline in alto a sinistra, sotto la barra della vita, scatena le mosse torturanti, sanguinolente e splatter  che tanto ci hanno fatto sbellicare nel primo capitolo.

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 IL VOLTO DELLA STREGA

Graficamente il titolo è molto simile a quello del 2009. Ed è sempre bellissimo da guardare.  Le animazioni sono fluidissime rimanendo stabili (a parte rare situazioni al limite) sui 60 fps. Gli stage di alcuni capitoli riescono ancora a lasciarci incantati, tipo quello del capitolo quattro dove c’ è un meraviglioso duello aereo sopra i tetti della città. Anche in questo capitolo possiamo traformarci, già, come succede in Super Mario. Ci spuntano le ali da farfalla per farci volare , diventiamo una pantera per correre veloci come il vento e una specie di serpente marino per nuotare velocemente sott’acqua. Potenza della magia. L’unica cosa che tutto sommato abbiamo trovato inferiore rispetto al precedente titolo è una trama a cui mancava un po’ dell’atmosfera dark medievale  e la caratterizzazione dei comprimari. Tanto abbiamo amato la bambinetta del primo capitolo (Cereza, che poi si rilevo’ essere la stessa Bayonetta da piccola portata dal passato) quanto abbiamo odiato l’insulso e irritante ragazzino (Loki) di questo.

La visionarietà del look dei nemici è stupefacente, i grafici di Platinum hanno creato una cosmogonia meravigliosa, qualcosa da mettere direttamente nei libri di storia dell’arte. Su tanta meraviglia pseudo religiosa non poteva mancare una soundtrack sacra in continuo bilico sul profano. Su motivi funky e acid jazz,  Masami Ueda ha pensato bene di buttarci su dei cori in latino. Il risultato..beh, è da sentire.

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INSTANT CULT CLASSIC

Bayonetta 2 è un cult game. E usiamo quest termine abusato nel suo significato più’ pieno. Perché è un gioco di un livello qualitativo di spanne superiore a quello dei suoi coetanei. E perché è un gioco che pochi compreranno. E perché malgrado questo, tutti conoscono e conosceranno e il suo posto nei libri di storia videoludica è già scritto. Un cult, appunto.

 

Editor's Rating

Gameplay 100%
Storia 89%
Carisma 100%
Longevita 95%
Grafica 98%
Sonoro 99%
96
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Otosan Otaking

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