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Recensione – Destiny

Finalmente, dopo mesi e mesi di attesa febbrile, è arrivata sugli scaffali la copia finale di Destiny, titolo nuovo di zecca dei ragazzi di Bungie che è stato in grado di attirare su di se l’interesse di un sempre maggior numero di giocatori appassionati. La campagna marketing dietro al gioco è stata una delle più efficaci degli ultimi anni ed è indubbio che gli investimenti di Activision siano stati ben ripagati, visto gli incassi stellari e i vari record di vendita infranti già dal day-one. Cosa dire dunque di Destiny ora che lo abbiamo tra le mani??
Dopo averlo giocato da cima a fondo per svariate ore, da soli e in compagnia, finendo la storia e provando approfonditamente il PvP siamo sicuri di potervelo dire fin da subito: Destiny non è un capolavoro, non è quel balzo in avanti del genere che molti si aspettavano, non è insomma rivoluzionario. E’ un gioco nella media, con alcuni punti di forza così come pesanti debolezze strutturali. Ma andiamo con ordine e analizziamolo punto per punto.

Space opera?? Magari…
Partiamo con quello che è, a mio avviso, il punto più debole dell’intera produzione: la storia. Se vi aspettavate una trama intricata, ricca di personaggi carismatici e un intreccio narrativo solido purtroppo resterete pesantemente delusi: Destiny ci propone una serie di missioni, completabili in poco più di una decine di ore, che poco o nulla fanno per sviluppare una trama in grado di appassionare davvero il giocatore. Eppure le premesse c’erano tutte: un futuro indefinito con la razza umana sull’orlo dell’estinzione, un misterioso planetoide chiamato il “Viaggiatore” che si erge immobile sopra l’ultima città rimasta e noi, resuscitati come Guardiani della Luce unici in grado di sconfiggere l’Oscurità e le razze aliene che dominano nel sistema solare. Giocando la campagna, se così possiamo chiamarla, avremo invece a che fare con pochissimi personaggi secondari (tutt’altro che memorabili) e le rivelazioni e gli eventi importanti a cui assisteremo saranno quasi sempre trattati in maniera semplicistica e mai approfonditi adeguatamente.
Durante i caricamenti delle varie missioni tra l’altro, il nostro fido Spettro (robot senziente che accompagna ogni Guardiano) citerà spesso luoghi, avvenimenti e personaggi come se noi li conoscessimo alla perfezione, quando invece è la prima volta che ne sentiamo parlare! Purtroppo il gioco non sembra avere il tempo di soffermarsi a descrivere meglio il mondo che lo compone, e per qualche informazione in più siamo costretti a ricorrere al grimorio presente sul sito di Bungie o tramite l’app scaricabile per smartphone…
Tutto questo spiace ancora di più se ci soffermiamo a dare uno sguardo al comparto artistico del gioco che è qualcosa di straordinario. La Terra, Marte, Venere e la Luna sono uno spettacolo visivo davvero riuscito, ognuno accompagnato da diverse note delle musiche composte dal grande Marty O’Donnel. Ogni pianeta a il suo stile visivo e la sua razza di nemici specifica e proprio per questo infastidisce ancora di più la leggerezza con cui viene descritto in maniera sommaria tutto questo ben di Dio.
Si potrebbe dire, che essendo Destiny un gioco pensato per ricevere costantemente nuovi contenuti e aggiornamenti, dare un giudizio sulla storia già adesso sia un tantino prematuro, ma personalmente ritengo dopo dieci e passa ore lo stile narrativo sia già evidente e, a meno di drastici cambi di rotta durante i prossimi mesi, non credo vedremo miglioramenti sensibili su questo punto.

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FPS-MMO-RPG?
Definire il genere di appartenenza dell’ultima fatica di Bungie è di per se già un problema: è uno sparatutto? è un gioco di ruolo? è un MMO? In realtà si tratta di un ibrido che prende molti elementi da tutti e tre i generi cercando di amalgamarli per soddisfare i gusti di un pubblico il più variegato possibile. Per quanto riguarda le componenti FPS c’è poco da dire: alla Bungie gli sparatutto li sanno ancora fare, e dannatamente bene. Il feeling delle armi, la precisione dei movimenti e in generali le fasi di shooting riescono a regalare sensazioni importanti. Ogni bocca da fuoco che utilizzeremo è realizzata con cura per renderla differente dalle altre e utile in determinate situazioni o contro nemici specifici. Sebbene la varietà non sià stellare, la qualità del lavoro svolto in questo ambito è innegabile. Inoltre la presenza del doppio salto, le granate ricaricabili nel tempo e i poteri speciali (attivabili dopo aver caricato una barra della super) donano unicità al combattimento, rendendo le sparatorie veloci e frenetiche. Una menzione d’onore va poi all’attacco in mischia, in grado di “gasare” come non mai per via del danno elevato e della sensazione di impatto potente che da ogni volta che và a segno.
Parlando invece degli elementi presi dal genere ruolistico, questi rendono Destiny molto vicino ai giochi della serie Borderlands o ai vari Diablo-like. All’inizio del gioco infatti dovremo creare il nostro personaggio scegliendo tra tre razze (Umano, Insonni, Exo) e tre classi disponibili (Titano, Cacciatore e Stregone). Se la razza non andrà a influenzare in nulla il gioco tranne che l’aspetto esteriore del nostro alter-ego, la classe determinerà che tipo di poteri svilupperemo nel corso delle nostre avventure. Infatti uccidendo nemici e completando missioni otterremo esperienza per aumentare il livello del personaggio, sbloccando abilità man mano che saliremo di grado. Purtroppo le competenze disponibili sono poche, e una volta raggiunto il livello massimo non avremo grandi possibilità di personalizzazione, nonostante la possibilità di scegliere tra due specializzazioni differenti. Un peccato, se consideriamo che, a parte i poteri speciali, le tre classi si assomigliano già molto visto che non ci sono limitazioni al tipo di armi equipaggiabili.
Un secondo elemento tipico dei giochi di ruolo è la possibilità di recuperare nuovi equipaggiamenti dai nemici uccisi o come ricompensa completando una missione. Se vi aspettate tonnellate e tonnellate di oggetti come in Diablo 3 frenate subito l’entusiasmo: nel titolo Bungie gli oggetti ritrovabili si contano sulle dita di una mano, e quelli davvero utili li vedrete con frequenza ancora minore. Questa scelta di per se non rappresenta un problema, ma può diventarlo per molti giocatori che, una volta completata la storia principale e raggiunto il livello massimo, per ottenere un equipaggiamento più potente si vedranno costretti a ripetere le missioni o gli assalti a difficoltà più elevate con il rischio di trovare solo armi e armature di scarto dopo ore passate ad affrontare l’ennesimo boss.

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Ancora questo luogo?
E qui arriviamo a parlare dell’aspetto più controverso dell’intera produzione. Avete completato la storia? Avete raggiunto il livello massimo e affrontato tutti i boss disponibili? Vi siete fatti un pò le ossa nel PvP? Bene perchè da questo momento il gioco si può riassumere così: aumentare la difficoltà, rifare le missioni, ottenere marchi e reputazione, ripetere all’infinito. Purtroppo gli elementi presi dal genere MMO presenti in Destiny sono il punto più debole tra le varie caratteristiche che compongono il suo gameplay. Solitamente in un titolo online una volta raggiunto il famigerato level cap, il gioco inizia a ingranare, proponendo contenuti unici e in generale cambiando proprio faccia, mostrando le sue vere peculiarità. Con Destiny, purtroppo, non accade niente di tutto questo: il giocatore si ritrova a ripetere le stesse attività con il solo scopo di ottenere quel (poco) equipaggiamento di livello più alto, o di raggiungere un grado maggiore con una data fazione, ma non “vive” esperienze diverse, non aggiunge pezzi alla trama, non sblocca nuove missioni. Non resta che rimanere in attesa degli ulteriori contenuti (alcuni gratuiti, altri a pagamento) promessi da Bungie, per giocare i quali però saranno purtroppo necessarie ore e ore a fare letteralmente sempre le stesse cose.
L’estrema ripetitività delle attività da compiere si fa sentire ancora più se parliamo della quasi totale assenza di varietà nelle missioni. L’80% di esse infatti si riduce a noi che, dopo aver portato il nostro Spettro in posizione, aspettiamo l’apertura di una porta o la scansione di un computer mentre ci difendiamo dall’assalto di tre ondate di nemici. Le varianti sono pochissime e a parte un paio di occasioni in cui abbiamo utilizzato dei veicoli e una spada per fare a pezzi i nostri avversari, non possiamo che chiederci se alla Bungie non potevano inventarsi qualcosa di meglio per spezzare la monotonia. Altro punto negativo sono i combattimenti contro i boss, davvero poco originali ed estremamente lunghi senza un motivo valido. Ognuno di essi non è altro che una versione più “alta” di alcuni nemici avanzati, al massimo con un’abilità aggiuntiva, e tutti gli scontri si riducono a tre giocatori che sparano per mezzora al boss e ai nemici minori che compariranno periodicamente, più che altro per fornire munizioni extra. Niente tasti da schiacciare, parti di scenario da attivare, tattiche particolari da attuare o fasi diverse nel combattimento, solo fiumi e fiumi di proiettili contro un mostro dalla barra vitale esageratamente lunga.

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Ricordi di un passato glorioso
L’aspetto competitivo presente in Destiny è probabilmente quello che ho apprezzato maggiormente, per via soprattutto della similitudini con il multiplayer del buon vecchio Halo, anche se qualche problemuccio c’è anche qui. Innanzitutto la latenza, almeno su Xbox One, è un problema non da poco, in grado di creare situazioni surreali durante le partite e addirittura di buttare fuori dal gioco anche chi ha una buona connessione. E’ inoltre presente uno sbilanciamento evidente dato più che altro dalla presenza delle super, in grado di uccidere 4 giocatori contemporaneamente, e dal matchmaking che non tiene conto della classe di appartenenza (sarebbe bastato limitare il numero massimo di esponenti di una classe a 1 o 2 per squadra in base alla modalità giocata). Le modalità presenti mettono i giocatori a confronto in varie tipologie conosciute, come il Deathmatch 6v6 o 3v3, una variante del King of The Hill chiamata Recupero, e la classica Controllo. Altre ancora sono in arrivo, posso chiudere dicendo che il competitivo rimane divertente e frenetico, e se adeguatamente supportato può essere il motivo principale che tratterà i giocatori su Destiny nei prossimi mesi.

Editor's Rating

Gameplay 65%
Storia 50%
Multiplayer 75%
Carisma 70%
Longevita 70%
Grafica 80%
Sonoro 90%
71
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