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Recensione – InFamous Second Son

Dopo un breve periodo di rodaggio, è arrivato anche per PlayStation 4 il momento di mostrare gli artigli e farci entrare veramente in questa fantomatica “nuova generazione”, che fino ad ora si è limita per lo più a riproporci upgrade di titoli presenti anche su console di vecchia generazione. Tralasciando i titoli di lancio, InFamous Second Son rappresenta di fatto la prima vera potenziale “killer app” per la nuova console della casa giapponese. Saranno riusciti i ragazzi di Sucker Punch a tener fede alle aspettative?

Una città fantastica

Il comparto tecnico del gioco, forse uno degli aspetti più chiacchierati ed esaltati in questi mesi, è davvero incredibile. La città è realizzata con una cura incredibile, tanto da fornire sempre e comunque un colpo d’occhio da lasciare a bocca aperta, con effetti di luce e particellari a livelli forse mai toccati in precedenza da una console. Fin qui niente di nuovo sotto il sole, l’attesa è stata senza ombra di dubbio ripagata a pieno. Ci sono però molti aspetti che ancora non avevamo avuto modo di toccare con mano, alcuni dei quali da sempre tallone di achille delle produzioni di Sucker Punch, come le animazioni, la fisica e la gestione della abilità di arrampicata del protagonista. E qui onestamente le cose appaiono subito meno rosee rispetto a quanto ci saremmo potuti aspettare. Le animazioni appaiono a tratti un po’ troppo legnose e ci sono alcuni problemi di compenetrazione poligonale (per capirsi, piedi che sprofondano nel cemento in prossimità di un marciapiede ed altre cose di questo tipo), difetti sicuramente marginali, ma che in una produzione di prima fascia non dovrebbero sicuramente essere lasciate al caso. Come da sempre nella serie InFamous, il protagonista può scalare palazzi o ostacoli, sia con i poteri che con le proprie mani. Ed è proprio nel secondo caso – rarissimo, a dire il vero – che ci sono un po’ di problemi: in questo frangente i controlli sono un po’ imprecisi e spesso per salire dovremo saltare da un appoggio all’altro, dando origine a delle animazioni a dir poco comiche ed insensate. Poco male, però, perché non vi capiterà quasi mai di volerlo fare nel gioco, visto che utilizzando i nostri poteri potremo muoverci tranquillamente nella città e scalare gli edifici in un istante senza troppi problemi. Altri due difetti evidenti fin da subito sono la completa mancanza di interazione da parte del modello poligonale di Delsin con l’ambiente (pozzanghere o altro) e l’inefficace capacità dell’IA della popolazione di Seattle di reagire in modo sensato a ciò che accade intorno a lei. A livello di framerate il gioco risulta molto stabile e godibile, con qualche calo (molto) sporadico quasi impercettibile, compensato a pieno del fatto di poter navigare ad una velocità incredibile per la città con i nostri poteri senza bisogno di caricamento e con un pop-up delle texture quasi completamente assente.

InFamous è dunque un titolo graficamente maestoso ed appagante, che però manca di alcune rifiniture e soffre per alcuni difetti ereditati dai suoi predecessori che, colpevolmente, non sono stati risolti neanche con il passaggio a questa nuova generazione di console. I progressi fatti dalla serie sono però veramente incredibili, difficilmente ci era capitato prima d’ora di poter girare liberamente in una città così “viva” e con una cura dei dettagli alta come quella vista nella produzione di Sucker Punch.

Nuovo protagonista, nuovi poteri

La trama di InFamous Second Son riprende solo alcuni frammenti di quanto era stato costruito nei due capitoli precedenti della serie. Il mondo è lo stesso, ma ambientazione e protagonista no. Questa volta ci troveremo a Seattle ed impersoneremo Delsin Rowe, un giovane ribelle in grado di assorbire i poteri dei conduit. Sono passati ormai sette anni dagli avvenimenti di InFamous 2 ed il mondo è oppresso dal DUP, un esercito creato con l’unico scopo di tenere confinati e rendere inerti i Conduit, che per l’occasione sono stati rinominati “bioterroristi” in modo da farli apparire ancor più temibili e malvagi agli occhi della popolazione. Tutto ha inizio quando un conduit riesce a fuggire da un furgone del convoglio che lo stava trasferendo, il quale si va a schiantare proprio davanti agli occhi di Delsin e del fratello Reggie, poliziotto dall’alto senso etico e morale e perfetta antitesi del protagonista principale. Delsin si trova quindi coinvolto suo malgrado in una serie di eventi che lo porteranno ad opporsi con tutte le sue forze al DUP ed in particolar modo alla sua leader, la spietata Brooke Augustine. Le premesse sono abbastanza convincenti, e tutto sommato la narrazione, pur nella sua semplicità di fondo, avanza spedita ed in modo abbastanza piacevole, soprattutto nella prima metà del gioco, sicuramente la più piacevole ed interessante. Durante la nostra avventura entreremo in contatto con altri Conduit dei quali ci verrà mostrata la storia con lo stesso stile “comics” utilizzato per i primi due capitoli e dai quali ovviamente assorbiremo nuovi poteri. Resta ovviamente la doppia natura che ha caratterizzato la saga fin dal suo esordio, con la possibilità di effettuare delle scelte che andranno ad influire sul proseguo del gioco. Ad onor del vero, però, queste non sono così incisive come avremmo voluto ed una scelta malvagia e spietata farà vedere il proprio effetto solo nell’immediato, non andando a cambiare in modo drastico lo svolgimento della storia se non per quanto riguarda il finale, che cambia in base alla strada che intraprenderemo durante la nostra partita. La longevità è tutt’altro che eccellente, con una durata della campagna principale decisamente breve, estesa comunque dalle varie attività secondarie volte ad eliminare completamente ogni traccia del DUP dai vari quartieri della città. Purtroppo non ci sono delle vere e proprie missioni secondarie, e ben presto queste attività tendono a stufare, visto che si tratta solo ed esclusivamente di due o tre tipologie di missioni sempre uguali da ripetere più volte. In linea di massima InFamous Second Son è in grado di fornire senza troppi problemi almeno dodici ore di gioco, che possono arrivare fino ad una ventina qualora decideste di spulciare per bene tutte le attività secondarie presenti. Longevità non eccezionale per un free-roaming, ma in linea con la media a cui purtroppo ci stanno abituando la maggior parte delle produzioni moderne.

Mazzate a Seattle

Altro aspetto fondamentale di InFamous Second Son è il combat system, che ad una prima analisi superficiale può sembrare sicuramente divertente, ma che dopo un’analisi più approfondita inizia a mostrare la sua eccessiva semplicità, la ripetitività e la scarsa innovazione rispetto ai vecchi giochi della serie. Spesso il tutto risulta essere troppo confusionario ed in alcune circostanze sentirete sicuramente la mancanza di un lock system in grado di farvi scegliere un bersaglio specifico su cui indirizzare i vostri attacchi. Notevole invece la personalizzazione dei poteri, con nuove abilità sbloccabili attraverso dei frammenti che possono essere recuperati esplorando la città. La facilità con cui potrete apprendere nuovi poteri quindi è direttamente proporzionale a quanto deciderete di perdere tempo in cerca dei vari frammenti, ottenibili attraverso la distruzione di appositi droni o apparecchiature del DUP. La componente più importante però restano i poteri di Delsin, che pur avendo delle differenze sostanziali in alcuni aspetti ed influenzando sensibilmente il nostro modo di muoverci all’interno della città, a livello di abilità e attacchi offensivi – con le dovute eccezioni che non vado ad elencarvi in sede di recensione per non rovinarvi la sorpresa – risultano essere molto simili l’uno con l’altro. Un’altra particolarità del titolo è l’impossibilità di passare in modo diretto da un potere all’altro, nel gioco tutto è gestito tramite l’assorbimento dei poteri dall’ambiente. Passando vicino ad una macchina in fiamme possiamo ad esempio assorbirne il fumo in modo da ricaricare la barra del potere, oppure, nel caso in cui in quel momento stessimo usando un altro tipo di potere, abbandonarlo in favore del nuovo. Questo tipo di meccanica è senza dubbio un po’ restrittiva, ma sembra funzionare egregiamente e dona al titolo quel pizzico di sfida in più, alzando l’asticella della difficoltà in quello che a conti fatti non risulta certo essere un gioco difficilissimo se giocato a difficoltà normale.

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Edward Phoenix

Edward Phoenix

Padre, Marito, Markter e Fondatore di Gamers.it
Cresciuto a suon di FPS e Giochi di Strategia cerca sempre di trovare la qualità in tutte le cose che fa!

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