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Recensione – The Last of – Us Remastered

“The Last of Us” e’ quel titolo che lo scorso anno vinse tutti i premi del mondo videoludico sulla faccia del dannatissimo pianeta Terra. Sviluppato da Naughty Dog, software house californiana di proprietà Sony, e’ stato acclamato un po ‘ ovunque come una vera e propria meraviglia videoludica. E per una volta, diciamolo, tanti  sperticati elogi sono pienamente meritati. Ora, nell’attesa che i tipi di Naughty Dog sfornino su PS4 il nuovo capitolo di Uncharted, visto che l’attesa sembra ancora un po lunghetta, per arrotondare le casse, hanno pensato bene di venirsene fuori con una versione “remaster” del loro più grande successo. Ottima idea? Bieca mossa commerciale? Ha senso un’operazione di questo tipo? Nel mondo videoludico si e’ scatenato il dibattito, la cui risposta per noi e’ semplicisssima. Se eravate utenti xbox360 (e che magari avevano il Wii come seconda console) e ora siete passati alla PS4 (e, stando ai dati di vendita, siete in parecchi) questo titolo avete l’obbligo morale di comprarlo. Se eravate già utenti Ps3 e avevate già comprato la versione precedente, la risposta onesta e’ probabilmente un no, non ne vale la pena, visto che le differenze sono davvero minime, a meno che:

a) non siete fanatici del dettaglio grafico, quindi anche una palette di colori leggermente potenziata vi manda in brodo di giuggiole

b) siete dei collezionisti di The Last of Us e quindi dovete possedere compulsivamente ogni cosa relativa al titolo, oltre che la domenica ve ne andate in giro con la barba incolta alla Joel e il fucile da caccia in spalla.
Insomma diradati, speriamo, eventuali dubbi sull’opportunità dell’acquisto, andiamo ad analizzare il titolo(ne).

 

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IL GIOCO

Inizia piano, The Last of Us. I primi minuti sono solo narrazione “in game ” che serve per far entrare il giocatore nel mondo che sta per collassare in seguito al dilagare di un’infezione misteriosa. Controlliamo la figlia di Joel, che si sveglia di notte sentendo delle esplosioni in lontananza. Dovremo compiere semplici operazioni schiaccia-pulsante. Proprio un attimo prima di cominciare seriamente a preoccuparci che Last of Us sia uno di quei non-giochi solo bello(?) da vedere, alla Cage, per intenderci, la ragazzina schiatta tra le braccia del padre durante un tentativo di fuga da una Pittsburgh oramai nel caos. Fast forward, 20 anni dopo, il gioco inizia veramente. Ritroviamo Joel che per una serie di sfortunati eventi dovrà condurre, Ellie, una ragazzina grosso modo coetanea di sua figlia al momento della morte,  in un viaggio on the road attraverso gli Stati Uniti da Boston fino a Pittsburgh e poi a Salt Lake City nel Colorado e ritorno. In un America impazzita, devastata da un’epidemia da fine del mondo dove oltre la metà della popolazione è ridotta a zombi affamati di carne umana e dove i superstiti sono ancora piu’ pericolosi e crudeli dei morti viventi. Insieme dapprima controvoglia, freddi, ognuno a difesa del suo guscio personale. Poi lungo la strada sempre piu’ vicini. Attraverso il dolore, i momenti di panico, la disperazione e soprattutto le terribili barzellette di Ellie. Si, “The Last of Us” è solo un videogioco. Ma probabilmente è la definitiva maturità di un mezzo alternativo di raccontare una storia. Di una forma d’arte. Chi avesse visto il film “The Road” o letto il romanzo omonimo di Cormack McCarthy, ecco, The Last of Us potrebbe benissimo esserne l’equivalente videoludico e forse quello superiore dei tre. Da un punto di vista puramente visivo con dei paesaggi da lasciare senza fiato; per le situazioni in cui i due protagonisti senza sosta continuano a cadere, e con anche il finale piu’ bello. Quella bugia detta col cuore, capace di cancellare tutta l’oppressione e la desolazione e che darà la forza, malgrado tutto, di guardare avanti. 
TheLastofUsMankind

GRAFICAMENTE PARLANDO
Per il team che ha lavorato sulla versione “remastered” la grafica di the Last of Us ha rappresentato un bel problema, in quanto il titolo per Playstation 3 in realtà aveva già una grafica da Playstation 4. Quindi, poveretti, bisogna capirli, o tiravano fuori una grafica da Playstation 5 oppure potevano solo limitarsi a “ritocchi”. Ovviamente la seconda è stata la strada intrapresa. Il team di grafici ha lavorato sulla definizione delle ombre e delle texture (dove peraltro abbiamo riscontrato diversi bug di mani dentro tavoli e piedi nel pavimento, ma pare in arrivo una patch..) riuscendo a migliorare leggermente il colpo d’occhio. Sono riusciti, ma con qualche problema, a far muovere il gioco a 60 fps parecchio traballanti e portare la risoluzione a 1080P.
the-last-of-us-ps4-vs-ps3-comparison

SOUND AND MUSIC
A livello audio il titolo è rimasto identico alla versione PS3. Gli effetti dei passi, gli spari, e di tutto l’ambiente circostante erano del resto semplicemente perfetti. Il rantolo meccanico che emettono i cliker siamo certi che vi accompagnerà per un bel po’ di tempo. La colonna sonora è firmata da Gustavo Santaolalla e prima di iniziare a fare dell’ironia sul cognome sappiate che è un pluri vincitore di premio oscar (2006, I segreti Brokeback Mountain e 2007, Babel). Qui firma un commento musicale malinconico, triste e vagamente epico.

MOVIE vs GAMEPLAY ?
 Tutto questa grande enfasi sulla trama del gioco, sul profilo psicologico dei personaggi, sulla straordinaria recitazione dei protagonisti, sono meritatitssimi. Tuttavia il bello di The Last of Us è che è un gioco vero. Dove non si scherza. I setting della difficoltà li riteniamo onesti. A livello normal, il gioco non è troppo difficile. Capita di perdere qualche vita qua e là, ma tutto sommato un giocatore di medio livello lo porta a termine senza grossi problemi. Il livello easy è la classica passeggiata nel parco. Per chi ama la sfida l’hard non è male. Poi se ci si sente uomini veri, in questa versione remastered è stato implementato il livello “REALISTICO”, che è sostanzialmente l’hard con ulteriori svantaggi, tipo nel menù a video non si possono vedere quanti colpi si hanno in canna, proprio come nella realtà. E vi assicuriamo che essere chiusi in un angolo, con due Clicker che avanzano verso di voi per mangiarvi , premete il grilletto e sentite “click” (vuoto),  non è esattamente la migliore delle sensazioni.
Too_many_clickers 

QUALE GIUDIZIO?
Ed eccoci arrivati al momento che il vostro recensore preferito temeva oltre ogni cosa: i voti. Essendo un “remastered” ci sono diversi parametri di giudizio che possono influenzare e cambiare di parecchio la valutazione finale del titolo. In un titolo del genere il povero recensore si trova davanti ad un bivio. Potrebbe valutare il titolo puramente a livello ontologico, come “The Last of Us” in sé, che poi è il metro che userebbe chiunque giocasse il titolo per la prima volta (e in questo caso ovviamente volerebbero i votoni) oppure valutarlo in quanto remastered, basando un giudizio principalmente sulle differenze dalla precedente versione (e i votoni di cui sopra in questo caso si ridimensionerebbero notevolmente). Dopo attenta consultazione anche con la redazione, si è deciso di propendere per la prima ipotesi, quindi cari amici quella che vedete sotto è la valutazione di “The Last of Us” punto. Vi lasciamo con un video che è un piccola parte della nostra (intensa) prova su strada.

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Otosan Otaking

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1 Comment

  1. Anders Ge
    12 agosto 2014 at 22:58 — Rispondi

    Questo gioco non smetterà mai di essere un grande gioco.
    Anzi, un’esperienza più che un gioco.

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