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Recensione – Might & Magic X Legacy

Il mondo dei giochi indipendenti tende a scavare a fondo nella storia videoludica e a rispolverare generi ormai considerati “vecchi” o quantomeno non più in grado di produrre un guadagno sicuro. Legend of Grimrock, progetto degli Almost Human Games, ha dimostrato in che modo i dungeon crawler (giochi di ruolo ambientati in labirinti vari, basati principalmente sul combattimento a turni e l’esplorazione) siano ancora in grado di appassionare l’utenza, ed è di pochi giorni fa la notizia delle oltre 600.000 copie vendute, traguardo notevole per un genere considerato morto e sepolto. Ubisoft, forte del marchio storico di Might & Magic, ha deciso di provocare lei stessa un effetto nostalgia, tramite il decimo capitolo della serie sparita ormai dal lontano 2002. Dopo alcuni mesi di test grazie all’accesso anticipato su Steam, il gioco è pronto alla prova sul campo. A questo punto non ci resta che valutare se oltre a risvegliare i ricordi dei giocatori più “attempati”, sarà in grado di attirare a sè anche nuovi appassionati.

Se la storia dice dritto io torno indietro
Le premesse alla storia di Might & Magic X Legacy sono molto semplici. Controllerete un gruppo di quattro avventurieri con l’obiettivo di riportare le ceneri del vostro amato mentore al suo paese natale. Da qui ovviamente l’intreccio narrativo si complicherà portando i vostri personaggi a dover combattere per salvare l’intera regione dilaniata da conflitti politici, mostri erranti e antichi poteri. La trama principale ci mette parecchio a svilupparsi e, vista la notevole quantità di attività secondarie e zone esplorabili, spesso risulterà solo un pretesto per proseguire la propria avventura in una nuova parte della mappa. Il tutto è raccontato attraverso i dialoghi con i vari personaggi non giocanti, che andranno dai semplici negozianti a mercenari pronti a seguirvi in cambio di una parte del vostro oro. La quantità di testo su schermo potrebbe scoraggiare i giocatori meno pazienti, mentre coloro che volessero approfondire ulteriormente la storia troveranno nel mondo di gioco numerosi libri ricchi di informazioni aggiuntive e un bestiario aggiornato di ogni creatura incontrata.

Un tuffo nel passato
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Might & Magic X non si ispira alle meccaniche del nono episodio, ma piuttosto a quelle viste nel quinto. L’esplorazione non è infatti libera e i movimenti avvengono un passo alla volta in sole quattro direzioni con la possibilità di guardarsi attorno ma solo in orizzontale. Tutto ciò può sembrare un limite enorme a chi non ha mai provato un titolo del genere, ma in realtà il fascino di questo tipo di produzioni sta proprio nel non potersi muovere liberamente e essere costretti a pianificare ogni spostamento. La mappa è infatti una sorta di scacchiera con vari riquadri che possono contenere nemici, oggetti, trappole o porte da aprire. E’ presente una alternanza giorno/notte e i personaggi si stancheranno se la marcia dura troppo a lungo, rendendo necessario riposare per recuperare le forze e consumare un pasto. Nei vari dungeon ci verrà richiesto di risolvere piccoli enigmi ambientali, come ruotare una serie di torce in modo da accenderle contemporaneamente. Inoltre ci capiterà di trovare piacevoli riferimenti ai giochi vecchio stile come casse del tesoro apribili solo risolvendo un indovinello. Il combattimento avviene rigorosamente a turni dove qualunque azione passerà la mossa al personaggio successivo, sia essa il lancio di un incantesimo o l’utilizzo di una pozione curativa.

In quattro si è in compagnia
Come già detto guideremo un gruppo di quattro eroi differenti, che potremo generare in modo casuale, selezionare da un party predefinito o personalizzare totalmente. Nel caso decidessimo di creare da zero i nostri campioni avremo a disposizione quattro razze (Umano, elfo, nano e orco) con tre classi ciascuna (dall’elfo ranger al barbaro orco, passando per il crociato umano e l’esploratore nanico) più tutta una serie di attributi e abilità che vanno dalla potenza magica alla esperienza con un tipo di arma. Le possibilità sono molte e rendono il tutto rigiocabile anche solo per provare diverse combinazioni. Potremo inoltre scegliere tra due livelli di difficoltà, Avventuriero o Guerriero, ma in generale, qualunque sia la nostra decisione, il titolo rimane piuttosto ostico rispetto alla media. I nemici infliggono grandi quantitativi di danni e alterazioni di stato fastidiose, come l’avvelenamento, e portano facilmente alla sconfitta se non ci si prepara a dovere. Il gioco infatti  incentiva l’esplorazione per aumentare il livello d’esperienza, raccimolare più denaro e ottenere un equipaggiamento migliore così da affrontare al meglio gli scontri più impegnativi. L’esplorazione può avere comunque i suoi lati negativi, ad esempio potreste entrare troppo presto in una caverna con a guardia un drago feroce pronto a divorare tutto il vostro party in un unico boccone.

Un mondo vasto da esplorare ma un pò appannato
Graficamente il lavoro svolto da Ubisoft presenta diverse lacune. La qualità delle texture innanzitutto è molto bassa e ciò si nota ancora di più in un gioco fatto di schermate semi-fisse e movimenti a segmenti. I modelli poligonali sono semplici ma molto vari mentre le animazioni dei nemici sono molto basilari, sembra quasi di combattere contro dei pupazzi che riproducono lo stesso movimento centinaia di volte e reagiscono allo stesso modo a colpi differenti. In generale il comparto tecnico è sufficiente grazie ad ambientazioni piuttosto ispirate, come i vari sotterranei bui, le spiagge soleggiate e le foreste oscure ricolme di banditi. Le musiche durante le esplorazioni e i combattimenti creano la giusta atmosfera e la localizzazione in italiano è di buona fattura considerata la mole di testo scritto presente nel gioco.

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Stefano Gualandris

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