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Recensione – Outlast: Whistleblower

Outlast è stato uno dei giochi indipendenti che è stato in grado di creare un nuovo filone negli horror game, infatti dopo una moltitudine di giochi in stile Resident Evil, finalmente questo gioco ha portato una ventata di aria fresca.

Molte case di produzione vogliono creare esperienze sempre più complete, che spesso sfociano nella complicanza, che a volte non fanno altro che distrarre l’utente dal gioco, l’aggiunta di armi, tattiche, combo infatti non fanno altro che distrarre il giocatore da quello che è veramente importante, l’esperienza del gioco stesso. Quello che Outlast ha portato e fatto riscoprire è il concetto di semplicità.

Altra sfida altrettanta complessa sta nel mantenere durante le varie estensioni del gioco (espansioni o capitoli), altra l’attenzione del giocatore e soddisfare le aspettative dei giocatori. Infatti a volte gli sviluppatori per rincorrere il successo, sono convinti che ogni volta è necessario dare sempre di più, pensando di migliorare l’esperienza. Controcorrente rispetto a questo pensiero, troviamo il secondo capitolo di Oulast, Whistleblower che è stato in grado di mantenere le aspettative, mantenendo un gioco di alta qualità… focalizzandosi esclusivamente sui vari fattori di successo del gioco, quali storia e semplicità.

Come abbiamo detto in precedenti articoli, in questo primo DLC saremo in grado di aggiungere un mattoncino in più sui vari misteri di Mount Massive, avendo la possibilità di impersonare Waylon Park, altrimenti detto “The Whistleblower”, ossia il stesso programmatore che ha inviato il messaggio a Miles Upshur il giornalista del gioco originale.

Il motivo per cui questa recensione arriva in ritardo è perché ho dovuto giocare a questo gioco lentamente, principalmente perché ho dovuto prendere molte pause, in quanto dovevo riprendermi da spaventi, ansie e perché il mio personaggio moriva spesso… Quindi per non uscire totalmente scemo ho deciso di prendere questo gioco a piccole dosi.

Fare una vera e propria recensione di questa DLC è difficile, in quanto rispetto al capitolo precedente non ci sono molte novità ed il gameplay è praticamente uguale al precedente, a parte qualche fine-tuning in quanto finalmente abbiamo a disposizione un tasto per correre (è stata provata a versione per PS4), quindi da quel lato non c’è molto da raccontare. Quello che rende unico questo gioco e ti fa venire voglia di giocare ed andare avanti, è la storia, estremamente ben scritta e dettagliata, ma la cosa che mi è piaciuta maggiormente è stato il modo in cui le storie dei due protagonisti si siano incrociate, permettendoci di rivivere alcuni luoghi del primo capitolo e percepire la presenza di Miles durante la nostra avventura.

Non voglio svelare altro sulla storia o sui personaggi che incontreremo, ma posso garantirvi che l’atmosfera del primo capitolo, è stata mantenuta, soprattutto grazie ai leggeri miglioramenti degli effetti sonori (consigliate le cuffie ufficiali Sony) e della grafica.

Che dire dunque di questa espansione… deve essere giocata e se avete amato il primo Outlast, avrete la possibilità di riprovare le stesse emozioni e spaventi! Un ottimo secondo capitolo per un gioco che ha riscritto il genere survival horror…

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Edward Phoenix

Edward Phoenix

Padre, Marito, Markter e Fondatore di Gamers.it
Cresciuto a suon di FPS e Giochi di Strategia cerca sempre di trovare la qualità in tutte le cose che fa!

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