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Recensione – Papers Please!

Come sempre gli sviluppatori indipendenti, riescono ad entrare in luoghi dove le major e le grandi produzioni non possono arrivare, semplicemente perché hanno meno azionisti da far contenti ed hanno spesso una vera passione nel realizzare nuove esperienze. Questo è il caso per “Papers Please!” un gioco realizzato indipendentemente da Lucas Pope, che ci fa scoprire il lavoro di un agente aeroportuale in un’ipotetica nazione dell’est, prima della caduta del muro di Berlino.

Il vero punto di forza di questo gioco è il Gameplay, che è innovativo e diverso rispetto a qualsiasi altra cosa che sia stato sviluppato in precedenza. Infatti appena installato il gioco (solo 20 Mb), saremo catapultati in una grafica molto minimalista, dove un breve (ma estremante) efficace tutorial, ci farà capire come funziona il gioco, quali siano i suoi comandi e cosa dovremo fare nello specifico. La prima missione di questo gioco è veramente semplice, in quanto dovremmo controllare il passaporto degli immigranti ed dare il permesso di entrata, solo a coloro che hanno il documento in regola, ma nei giorni seguenti dell’avventura, i documenti aumenteranno, dovendo così controllare la validità di più documenti (es. permessi di lavoro) anche in referenza tra di loro. Per controllare bene i documenti serve tempo, in modo da non incorrere in penalità, ma è appunto questo che manca. Infatti nel nostro fittizio orario lavorativo, per ogni passaporto controllato, il governo ci darà 5$, con il quale dovremmo pagare affitto, cibo, riscaldamento e medicine per la nostra famiglia.

Questo incentivo, non banale, ci farà far i conti ben presto con le nostre capacità di analisi. Infatti se alla fine della giornata non avremmo controllato abbastanza passaporti, al nostra famiglia si ammalerà e morirà, facendo così finire il gioco. Inoltre i soldi sono necessari per darci la possibilità di “upgradare” il nostro punto di controllo, così da renderci più efficienti nel nostro lavoro. Scelta che dovremo fare anche decidendo di levare il riscaldamento a casa.

Una delle cose più azzeccate di questo gioco è l’ambientazione, che è stata studiata molto bene e che è la cosa che lega tutti gli elementi del gioco. Infatti il periodo in cui il gioco è ambientato è l’anno 1983, in una pseudo nazione comunista, ed ogni elemento che vediamo, sia grafico che sonoro ci fa percepire in modo evidente l’ambientazione e la pressione che si poteva vivere durante quegli anni. Il colore predominante del gioco infatti è il nero, che abbinato alle scritte ed alla musica marziale ci rende bene l’idea della severità dell’ambiente in cui il gioco è ambientato, che ci induce ad eseguire con severità il nostro lavoro durante il gioco. Altro punto molto azzeccato a mio avviso è lo stile della grafica, che è molto simile alla grafica che si poteva avere nei giochi degli anni 80, che giustifica la cura nulla nei dettagli grafici.

Quello che rende così longevo questo gioco, è la serie di sfide (mai banali) che dovremmo affrontare, che saranno sempre più complicate. Infatti quello che ci terrà incollati allo schermo per ore, è la nostra volontà di sbloccare tutti gli upgrade (anche se sono 4) e quella di arrivare a fine giornata senza alcun errore nei nostri controlli, così da riuscire idealmente a battere l’algoritmo che genera discrepanze nei documenti da controllare.

Per concludere posso dire che questo è un gioco che deve essere giocato almeno una volta, perché ci da la possibilità di uscire dai soliti schemi di gioco, spesso vincolati da mode e tendenze. Inoltre posso dirvi che la prossima volta che viaggerò, guarderò gli addetti al controllo con occhi diversi 🙂

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Edward Phoenix

Edward Phoenix

Padre, Marito, Markter e Fondatore di Gamers.it
Cresciuto a suon di FPS e Giochi di Strategia cerca sempre di trovare la qualità in tutte le cose che fa!

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