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RECENSIONE – RANKO TSUKIGIME'S LONGEST DAY (+ SHORT PEACE)

maxresdefault     Ormai le recensioni di videogiochi ci sono da tutte le parti. Di quanto sia realistica l’ultima versione di FIFA o come si muova bene il fucile di Call of Duty lo si può’ leggere anche sul catalogo dell’Esselunga insieme al totale dei punti fragola. Esistono pero’ dei siti che parlano anche di “altri” giochi. Di giochi che magari non si conoscono perché non viene fatto marketing ma che tuttavia possono emozionare e avere un senso artistico dannatamente maggiore dei “million seller” dei centri commerciali. Una delle ambizioni di Gamers.it è proprio quella di farvi scoprire quei giochi di cui magari non avreste mai sentito parlare, di farveli almeno un po’ conoscere e magari, perché no, farveli apprezzare. Il titolo di cui parliamo oggi fà proprio parte di questa tipologia di giochi esoterici o da hardcore gamer, come si dice. Prima di iniziare pero’ 3 domandine veloci veloci : Vi piace l’animazione giapponese? Avete adorato Akira di Katsuhiro Otomo? Amavate i giochi da sala anni 90? Se avete risposto si a tutte e tre le domande, fantastico, siete sulla pagina giusta. Per tutti gli altri cliccate pure il tasto “prossima recensione”.

KATSUHIRO OTOMO IS BACK! 28452 Akira di Katsuhiro Otomo è stato alla fine degli anni 80 il film che ha sdoganato l’animazione giapponese in America. Fù un successo tanto grande quanto inaspettato per un film d’animazione non americano. Purtroppo tuttavia mentre dagli States iniziava una discreta importazione di materiale giapponese, il nostro Otomo-san si defilava realizzando pochi film, qualcuno abbastanza riuscito (Memories) e qualche altro molto meno (Steamboy) fino a scomparire del tutto dalla scena. Fino all’anno scorso quando così, out of blue, viene fuori nei cinema giapponesi Short Peace, un film costituito da quattro racconti separati di cui  3 ambientati nel Giappone antico e uno nel futuro. Dopo aver visionato questo film viene da chiedersi come sia possibile che i nostri cinema, sempre pronti ad accaparrarsi i vari Cattivissimi Me – Te e Egli , ignorino completamente opere d’arte di questo tipo. Se pensate che la parola opere d’arte sia un filino esagerata e magari avete in mente quelle antiche stampe giapponesi di inizio secolo, date un occhiata al trailer del secondo capitolo del film, Combustible:

RANKO TSUGIHIME’s  LONGEST DAY Ma vi chiederete magari perché stiamo parlando di cinema e animazione in un sito di videogiochi. Semplice, perché siamo nell’era della cross medialità. Tutto è collegato. Film, animazione e videogiochi. Così’ il maestro Otomo ha pensato bene di portare nei cinema il suo film di quattro episodi e di farne realizzare un quinto sotto forma di videogioco.  Si è rivolto a uno dei più’ famosi game designer  del suo paese, il pop-pschichedelico-punk, SUDA 51. Ne è venuto fuori Ranko Tsukigime’s longest day.

LA STORIA E IL GIOCO   ranko-tsukigimes-longest-day-ss-3 Ranko è la ragazza ricca e viziata protagonista del gioco. Studentessa di giorno ma killer di notte. La sua missione nel gioco, senza voler spoilerare troppo è: uccidere suo padre. Ci sono un bel po’ di filmati in animazione, tutti, sia pure con stili diversi, di altissima qualità. L’anime style al suo meglio. Dopodiche c’è il gioco vero e proprio che possiamo considerarlo un misto tra Strider e Sonic. Ranko è in terza persona vista di lato e deve completare gli stage abbattendo i nemici che gli si parano davanti e saltando piattaforme in verticale, orizzontale o zigzagando in stretti cunicoli in verticali in stile ninja Gaiden. Il gioco non dà mai un attimo di tregua. Bisogna sempre continuare alla massima velocità possibile perché alle nostre spalle sopraggiungono delle mani da un’entità multiforme oscura che se ci toccano è game over. Quindi ritmo frenetico, da sala giochi. Non ci sono sconti, la morte, se il tempismo non è perfetto è subito dietro l’angolo. Quando si beccano le strisce luminose che, come in Sonic, ci proiettano a velocità warp, la cosa procura momenti di adrenalinica soddisfazione. La grafica è  acida  tipicamente SUDA 51. A volte si perdono attimi preziosi  a vedere le soluzioni visive del geniale game designer nipponico

. Ranko-Tsukigimes-Longest-Day

Unica pecca le dimensioni davvero un po’ troppo piccole della protagonista. Lo sprite di Ranko infatti non è molto più grande della navicella di Ikaruga e la cosa probabilmente è stata voluta  per poter riempire maggiormente di avversari lo schermo oltre che la possibilità di creare più’ livelli di scrolling. Sono 9 gli stage da completare per finire il gioco per una lunghezza di completamento di massimo un’ora e mezza di gioco (con i filmati). Ma scordatevi di completarlo con un gettone. Come detto la scritta Game Over apparirà frequente sullo schermo tuttavia la frustrazione è un sentimento che non abbiamo mai o quasi provato durante tutto lo svolgimento del gioco. Anzi, tutta la velocità e l’adrenalina spingono sempre a volersi perfezionare a trovare nuovi modi più’ efficaci per finire il livello. Nell’ultimo stage Suda ci premia con diverse citazioni for fans only  e tra l’altro  con una grafica 8 bit da vero momento emozione. Se mai qualcuno ne parlerà di questo gioco, non lo farà bene. Vi diranno che lo sprite principale è troppo piccolo, che la grafica è semplicistica, che per completarlo ci vuole solo un’ora e mezza. Ma chi vi dirà quelle cose sarà una di quelle “nuove leve” della critica videoludica che non ha mai messo piede in una sala giochi, che non ha mai giocato ad un  Ghouls and Ghost, un R-TYPE o un Valis. Tutti giochi con lo sprite piccolo che in un’oretta li finivi, certo. Ma per farlo dovevi essere un Dio. FOTO_599454 CHE COSA MI PORTO A CASA

Ok, per il gran finale ci siamo tenuti le buone notizie:  andando nel vostro negozio di videogame preferito magari il gestore avrà ordinato una o magari due copie  Ranko Tsukigime’s longest day. La cover è questa:

RankoTsukigimesLongestDay

Quel + VIDEO che vedete in fondo a destra significa che al prezzo di 59€ vi portate a caso il gioco di SUDA 51 e il film in bluray di Katsuhiro Otomo. Già , film e gioco. A questo punto , fossi in voi, mi fionderei alla velocità warp di Ranko Tsukigime a prendere una delle 4 o 5 copie arrivate in Italia.

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2 Comments

  1. Anders Ge.
    29 aprile 2014 at 9:29 — Rispondi

    Non sono una nuova leva, ma sinceramente, a parte la spettacolarità visiva, tutta questa eccezionalità nel gioco non la vedo.
    Va però anche detto che io non ho mai amato gli sparatutto (orizzontali e/o verticali) come quelli da te citati.
    Piccola nota: contrariamente a quanto dici, io ne ho letto solo un gran bene del gioco e quasi nessuno si è lamentato della grandezza dello sprite (che, comunque devi decidere se sia un bene o un male, visto che prima te ne lamenti e poi fai capire che è un pregio per “vecchi” giocatori “duri e puri”).
    Comunque buon titolo, specialmente per questo mercato Giapponese che, francamente, in questi ultimi tempi mi pare piuttosto tristino (già sai…).
    Ma di sicuro nulla di nuovo sotto il sole o da far gridare al “miracolo”.
    Ma, in fondo, u. Gioco deve divertire, il resto conta poco.
    Il film, invece, non l’ho visto, ma recupererò di certo (Otomo non sempre ci azzecca, per me, ma va sempre visto a prescindere).

    • 29 aprile 2014 at 17:16 — Rispondi

      Se hai letto solo un gran bene del gioco la cosa mi fa un estremo piacere anche se mi sorprende parecchio sapendo cosa si dice in giro del videogioco giapponese (già sai..) ma forse può’ essere dovuto al fatto che il titolo sia griffato Suda 51 che è una firma che per qualche motivo ha una buona nomea nei paesi occidentali. (Probabilmente per la sua estrema eccentricità videoludica che la porta ad essere quasi parodistica dell’immagine nipponica.) Per risponderti sulla apparente contraddizione del pro-contro la ridotta dimensione dello sprite, direi che si, le dimensioni sono un filino ridotte (per il mio personalissimo gusto la dimensione ideale degli sprite è quella dei giochi SNK – eccetto Raguy’s che era veramente microscopico!! – )tuttavia è un particolare che non intacca o se lo fa è in maniera minimale – la bellezza del gioco e la giocabilità stessa. Le dimensioni invece potrebbero costituire un punto pesante di detrazione per un recensore non predisposto benevolmente sul titolo. Certamente non gridiamo al miracolo per la balda giovincella Ranko, ma è un titolo che ci ha divertito e ci ha rimandato ad un tipo di videogioco che è sempre più raro da trovare. Sull’essenzialità di vedere i film di Otomo firmo e sigillo con la ceralacca.

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