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Recensione – A Story About My Uncle

Il mercato dei videogiochi indipendenti è, in questo momento, nel suo periodo più prospero. Sempre più giocatori si avvicinano a questo tipo di produzioni, in grado di fornire una valida alternativa al mercato tripla A, tanto che persino grandi società come Sony e Microsoft hanno iniziato a fornire un supporto attivo a questa corrente di sviluppo. Per quanto riguarda il PC, il mercato è già affermato da anni e su ogni piattaforma di digital deliver (Steam in primis) escono ogni giorno un numero spropositato di giochi di ogni genere, tanto che Valve ha affermato che da inizio 2014 sono usciti più titoli che in tutto il 2013!
Le ragioni di questo successo sono molteplici, da un generale distacco dei giocatori di vecchia data in cerca di un intrattenimento più originale, al desiderio degli stessi sviluppatori di rischiare in prima persona, osando senza subire restrizioni dovute al raggiungimento di un guadagno facile. Ma potremmo andare avanti all’infinito, e non è questa la sede appropriata. Qui parleremo di A Story About My Uncle, un indie, appunto, sviluppato dai neonati Gone North Games, un gruppo di soli nove studenti svedesi alla loro prima prova sul campo. Il gioco, uscito in forma gratuita nel 2012, era nato come progetto universitario ed è ora stato rifinito e modificato per renderlo disponibile alla vendita su Steam.

Papà, mi racconti una storia?
A Story About My Uncle non è altro che questo: una storia raccontata da un genitore alla figlia piccola per riuscire a farla addormentare. Non si tratta però di una “favola” qualsiasi, ma del resoconto di un’avventura straordinaria vissuta dal padre quando era anche lui un bambino. Da piccolo infatti era andato a casa di suo zio Fred, famoso esploratore scomparso da tempo, e, dopo aver trovato una strana tuta inventata dallo zio e aver azionato un altrettanto strano macchinario, era stato trasportato istantaneamente in un’altro mondo, fatto di montagne fluttuanti, caverne di cristalli e popolato da stranissime forme di vita. Noi controlleremo proprio il padre da bambino, accompagnati dalla sua voce adulta in funzione di narratore e con una visuale in prima persona.
La trama è il punto di forza del gioco, in grado di catturaci fin da subito grazie a una narrativa semplice e immediata e ad un’ambientazione curatissima e originale. Avremo a che fare con alcuni personaggi secondari incontrati durante l’esplorazione, tutti ben disegnati e non solo di contorno, utili ad arricchire di dettagli lo strano mondo creato dai ragazzi di Gone North Games. In definitiva si tratta di un ottimo “racconto”, molto breve (completabile in 3 ore circa) ma decisamente intenso, in grado di intrattenere per tutta la sua durata e divertire come una di quelle storie raccontate intorno al fuoco.

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Non guardare giù
La freschezza della trama si rispecchia anche nel gameplay: A Story About My Uncle è un platform-adventure in prima persona, basato sul superamento di ostacoli e piattaforme utilizzando a dovere la nostra tuta tecnologica. Essa ci permette di effettuare enormi balzi senza temere di subire danni da caduta (a patto di raggiungere un’altra pedana fluttuante) e di aggrapparci per un numero limitato di volte a oggetti sospesi in aria grazie a un rampino magnetico che spareremo dal nostro guanto. Dovremo utilizzare il giusto mix tra le nostre abilità per riuscire a raggiungere postazioni sicure, in più le cose si complicheranno gradualmente nel corso dei livelli quando acquisiremo nuove abilità di movimento. Il fatto di dover oscillare e rilasciare al momento giusto oltre a calcolare le distanze dei salti al millimetro viene in maniera naturale, e dopo pochi minuti avrete già preso confidenza col sistema. Fluttuare come novelli Tarzan da una “liana” energetica all’altra ha il suo fascino e alcune sezioni avanzate richiederanno più tentativi per essere portate a termine nella corretta sequenza. La natura non violenta del titolo fa si che non siano presenti dei tradizionali avversari, e in caso di caduta nel vuoto riprenderemo immediatamente dal più recente checkpoint tra i molti presenti durante l’avventura.

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Quando i poligoni non contano nulla
A Story About My Uncle gira grazie all’Unreal Engine, mettendo in campo un buon livello di dettaglio delle ambientazioni e una fisica adeguata durante i salti e le evoluzioni che effettueremo grazie al rampino magnetico. L’unica pecca la possiamo trovare in una bassa qualità dei modelli poligonali dei personaggi e un leggero ritardo nel caricare le texture. Tutto questo però, come spesso accade in questo tipo di produzioni, non conta assolutamente niente. Tutto nella direzione artistica, dalle scelte dei colori alla modellazione degli ambienti, è di ottima qualità e resterete a tratti sbalorditi di fronte alla bellezza di alcuni scorci, come roccioni illuminati da piccole luci sotto un cielo stellato, o enormi dirigibili in partenza alla luce del tramonto.
Anche le musiche entrano in gioco per aumentare l’atmosfera, forse non molto varie ma comunque ottime per come sono state divise in base alle situazioni. Concludiamo parlando del doppiaggio inglese, di buona qualità soprattuto per la voce del padre-narratore.

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Stefano Gualandris

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4 Comments

  1. Matteo Mangoni
    29 maggio 2014 at 19:38 — Rispondi

    ll grande punto debole di quasi tutte queste produzioni è la longevità, lo stesso difetto che si trova un po’ in tutti i giochi indipendenti.. geniali e fantastici da giocare ma troppo, troppo brevi. Però beh, in effetti meglio poche ore di qualità che mille di vuoto cosmico 🙂

    • 30 maggio 2014 at 12:29 — Rispondi

      E’ proprio così, ho avuto lo stesso problema con moltissimi indie, geniali e originalissimi ma veramente troppo brevi… In realtà sono giunto alla conclusione che visto il numero di solito ristrettissimo di sviluppatori e il costo generalmente basso per il giocatore, non ci si può lamentare più di tanto, vedremo cosa combineranno gli indie più “grossi” come Star Citizen, a cui i soldi certo non mancano ^^

      • Matteo Mangoni
        30 maggio 2014 at 16:34 — Rispondi

        Loro di soldi ne hanno, ma ho paura che quello sia un progetto un po’ troppo ambizioso.. Arrivano già i primi rinvii ecc.. purtroppo non sarà semplice per loro tener testa alle aspettative..

        • 31 maggio 2014 at 2:42 — Rispondi

          Il problema delle case AAA e’ il fatto che non possono risciare in quanto a fine anno devono rispondere di perdite e guadagni. Invece gli indipendenti devono rendere conto solo a loro stessi! 🙂

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