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Recensione: Strider

Dopo aver riportato alla luce una vecchia gloria come Killer Instinct, i ragazzi di Double Helix ci riprovano con un altro remake, questa volta per conto di Capcom. Strider è un titolo noto a tutti i giocatori della vecchia era 16 bit, che ricorderanno un platform a scorrimento molto veloce dove si affettavano nemici senza pietà in un ambientazione stile cyber-punk. La serie non si mostrava dagli anni della prima Playstation, che aveva visto l’uscita di un ottimo seguito, vediamo ora cosa è cambiato in questa nuova incarnazione sulle piattaforme di nuova e vecchia generazione.

Datemi solo un pretesto…
Le premesse di Strider sono estremamente semplici: controllerete Hiryu, uno Strider (ninja super addestrati e dotati di poteri particolari), inviato a sconfiggere il Grand Master Meio che domina come un tiranno sulla futuristica Kazakh City. Visto che il gioco si propone come un remake diretto del primo capitolo, la trama è la stessa e non sono stati fatti grandi sforzi per migliorarne la narrazione. Infatti ci sono poche scene di intermezzo e scambi di battute tra il protagonista e i vari boss, ma risultano più che sufficienti. Questo è possibile in quanto la storia, in questo tipo di produzioni, è un elemento secondario, un pretesto per introdurre il giocatore al mondo di gioco per poi conquistarlo grazie alla qualità del gameplay.

Strider-logo

Velocità Smodata!
Il cuore di Strider è il suo gameplay, e su questo punto sono subito evidenti le differenze con i famosi predecessori. Il gioco infatti è stato ripensato completamente e presenta una mappa a scorrimento molto ampia dove sono presenti varie zone inizialmente inaccessibili e una grande quantità di collezionabili. La struttura ricorda chiaramente i vari Metroid e Castlevania, infatti proseguendo nell’avventura Hiryu otterrà diversi potenziamenti che miglioreranno non solo la sua abilità in combattimento ma sbloccheranno aree prima off-limit. I controlli tramite pad sono fluidi e responsivi, lo strider è dotato di una grande agilità e velocità di corsa, e non sarà impossibile correre come matti per i livelli una volta ottenute determinate abilità di movimento come la scivolata o il doppio salto. In combattimento Hiryu è altrettanto rapido, e mena fendenti con la sua Cypher sword (una sorta di incrocio tra un tonfa e una spada) mentre corre, salta e schiva trappole, proiettili, missili e tutto quello che i nemici proveranno a tirargli addosso. Una volta ottenuti dei potenziamenti saremo in grado di congelare gli avversari, incendiarli o respingere al mittente ogni proiettile, insomma la varietà di azioni possibili è piuttosto elevata e oltretutto dovremo utilizzare tattiche differenti in base al tipo di antagonista che affronteremo. I boss di fine livello sono diversi e insidiosi, per prevalere dovremo studiare attentamente le sequenze dei loro attacchi per utilizzare in risposta il potenziamento o il potere adatto. Un piccolo problema che abbiamo notato durante la prova è un certo sbilanciamento dei vari upgrade. Mi spiego meglio: se avete intenzione di correre fino all’ultimo boss senza prestare troppa attenzione al recupero dei vari miglioramenti dell’equipaggiamento di Hiryu, le fasi finali dovrete sudarle parecchio, mentre se esplorerete ogni centimetro della mappa il resto del gioco e lo stesso boss finale vi sembreranno come una passeggiata al parco insieme alla famiglia pronti per il pic-nic. In particolare i kunai, una volta upgradati, vi daranno un vantaggio enorme su qualunque avversario, visto che potrete lanciarli esplosivi, congelanti o addirittura a ricerca! Rispetto ai vecchi titoli comunque è evidente un calo della difficoltà, probabilmente necessario per rendere il gioco appetibile al pubblico sulle nuove console, cosa che potrebbe non piacere ai fan più sfegatati della serie. Oltre alla campagna sono presenti anche una modalità Corsa a Tempo e una Sopravvivenza, provviste di punteggio che apparirà in classifiche mondiali e adatte più che altro ad allungare un pò la longevità di Strider. Proprio questa è il vero punto debole del titolo che è completabile tranquillamente intorno alle 6 ore circa, un pò di più se vorrete ottenere tutti i collezionabili sparsi nella mappa di gioco.

Che strana sciarpa!
Tecnicamente Strider è piacevole da vedere, la fluidità delle versioni next-gen rende giustizia alla velocità del titolo e la scelta di utilizzare una sorta di cell-shading per alcuni effetti, (come il fumo delle esplosioni) gli da un tocco comic-style molto apprezzabile. Il modello di Hiryu è abbastanza dettagliato e in particolare abbiamo apprezzato la sciarpa “olografica” che ondeggia a ogni movimento e cambia colore in base al potenziamento della spada che stiamo utilizzando, un piccolo tocco di classe davvero riuscito. La varietà dei nemici è invece molto bassa, il gioco ripropone gli stessi antagonisti con armi o colori differenti durante tutta l’avventura, un peccato comprensibile per un remake in quanto anche nell’originale avveniva la stessa cosa. Le ambientazioni sono poche e molto simili tra loro, Kazakh City non brilla certo per originalità ma è piuttosto la classica città iper-tecnologica già vista in moltissime produzioni giapponesi. Il sonoro è composto da tracce che potremmo definire “tecno-ninja” molto veloci e aiuta a mantenere il ritmo frenetico delle fasi di gioco.

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Stefano Gualandris

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