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Recensione – Strike Suit Zero: Director's Cut

Uscito già da un anno su PC, il simulatore spaziale di combattimento sviluppato da Born Ready Games approda anche sulle console di nuova generazione, con una director’s cut che offre maggiori contenuti e una veste grafica migliorata. Il titolo aveva già riscosso un discreto successo, meritandosi uno spin-off sottotitolato “Infinite” e attirando una buona dose di fan sfegatati pronti a sfidarsi per ottenere il punteggio migliore e scalare le classifiche. Niente male per un titolo indie finanziato su Kickstarter. Pad alla mano, andiamo a vedere come si comportano i caccia/robottoni di Strike Suit Zero su console in questa nuova versione riveduta e ampliata.

Battaglia per la Terra
La storia che fa da cornice alla campagna di Zero vede il genere umano spingersi attraverso le stelle in seguito alla ricezione di un segnale proveniente dallo spazio profondo. Sempre in cerca della fonte di questo richiamo l’umanità si espande su vari pianeti formando una serie di colonie sotto il dominio della Terra. Quando finalmente viene trovata l’origine della misteriosa trasmissione, si accende il conflitto tra i terrestri e i coloni per il controllo di una strana reliquia scoperta sulla superfice di un pianeta coloniale. La guerra è inevitabile, e noi vestiremo i panni di Adams, un pilota di caccia delle Nazioni Unite della Terra, che si troverà a svolgere un ruolo centrale all’interno del conflitto. A bordo del potente Strike Suite, un prototipo di nave in grado di trasformarsi in mech per un breve periodo, ci muoveremo di missione in missione, incontrando un buon numero di personaggi secondari e svelando gradualmente i misteri dietro alle vere origini della guerra. La trama non sarà il massimo dell’originalità, ma viene raccontata con una certa cura risultando coinvolgente al punto giusto, grazie anche all’ottimo doppiaggio in lingua inglese. Oltre alla campagna principale, che conta un totale di tredici missioni, sono presenti altri cinque incarichi sotto il nome di “Eroi della Flotta”, che propongono alcuni momenti importanti del conflitto tra coloniali e terrestri sotto forma di addestramento per le reclute. Un’aggiunta gradita che aumenta la varietà del titolo, proponendo obiettivi differenti rispetto alle missioni principali e aumentando un po’ la longevità generale.

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Lancio missile rilevato
Ma veniamo al piatto forte dell’intera produzione: il gameplay. In Strike Suit Zero piloteremo la nostra astronave con una visuale in terza o in prima persona e combatteremo battaglie in grado di raggiungere scale di grandezza decisamente impressionanti durante le fasi finali. Le possibilità di movimento sono illimitate, visto che nello spazio non c’è un sopra o un sotto, e potremo produrci in avvitamenti e cambi improvvisi di direzione, sfruttando i propulsori per violente accelerate o riducendo improvvisamente la velocità per sorprendere gli avversari in coda. Il controllo del nostro mezzo su console avviene senza problemi, visto che era già disponibile il supporto completo al gamepad per la versione PC. Rispetto a mouse e tastiera, però, si nota la mancanza di più tasti a disposizione, soprattutto per selezionare il proprio bersaglio. Infatti quando vi ritroverete contro decine di caccia nemici sentirete il bisogno di cambiare target più agilmente, mentre con il pad potrete selezionare solo il bersaglio davanti a voi oppure quello più vicino. Il tratto distintivo di Strike Suit Zero è la modalità Assalto, ovvero la possibilità di mutare il vostro caccia in un robot con la semplice pressione di un tasto. Una volta trasformati la mobilità cambierà radicalmente, potremo produrci in scatti rapidi verso ogni direzione, utili per schivare i missili in avvicinamento, ma soprattutto potremo sparare raffiche di siluri a ricerca su una moltitudine di bersagli contemporaneamente, con risultati davvero esaltanti e spettacolari. Ogni colpo consumerà la barra del “Flusso”, l’energia in grado di mantenere la trasformazione, che potrà essere ricaricata abbattendo altri avversari o infliggendo danni alle torrette delle navi più grandi. In questa versione estesa avremo a disposizione due strike suit aggiuntivi, il Marauder, lento ma devastante, e il Raptor, veloce e letale contro i caccia nemici. Oltre al modello di caccia, a inizio missione potremo selezionare l’equipaggiamento del nostro mezzo, decidendo il tipo di missili da montare e la potenza dei cannoni primari in base al nostro stile di gioco o all’incarico che andremo ad affrontare. Per quanto riguarda le missioni, la varietà è notevole. Andiamo infatti da semplici incarichi di protezione a missioni di incursione su piattaforme di rifornimento, passando per obiettivi secondari come il salvataggio di una determinata nave dai siluri delle corvette nemiche, oppure l’indebolimento di una fregata grazie alla distruzione delle sue armi primarie. La longevità è inoltre assicurata dalla presenza di 2 livelli di difficoltà e dalle classifiche online che terranno impegnati per ore tutti quelli che punteranno alla medaglia di platino in ogni incarico.

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Luci, laser, esplosioni!
Dal punto di vista tecnico, il lavoro di rifinitura si vede eccome. Il titolo, almeno su Xbox One, non cala mai di un frame anche nelle situazioni più concitate, con centinaia di navi e caccia presenti su schermo. La qualità di luci ed esplosioni è notevole, ma occhio a non trovarvi troppo vicino ad una fregata che sta per scoppiare o rischierete di perdere un paio di diottrie! L’uso dei colori in generale è ottimo, e identificherete con facilità nemici e alleati grazie alle scie luminose lasciate dai loro motori. Le navi presentano un design davvero ispirato, anche se perdono qualche punto per delle texture piuttosto piatte, ma si tratta di un dettaglio di poco conto che non va a sminuire la qualità generale del comparto grafico. Come già detto, buoni i doppiaggi in inglese e ottime le musiche, composte dal buon Paul Ruskay che, ricordiamo, aveva già lavorato sulle fantastiche tracce audio della serie Homeworld.

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Stefano Gualandris

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