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Recensione – The Swapper

Come detto in precedenti articoli, a parere di molti (qui mi includo) gli sviluppatori indipendenti sono gli unici che hanno veramente la possibilità di creare qualcosa di unico, questo grazie al fatto che sviluppano qualcosa in base ai loro gusti e necessità, senza rendere conto ad investitoti od azionisti.

La visione citata sopra, si può vedere nella sua totalità in “The Swapper”, un titolo di qualità realizzato da Facepalm Games, disponibile per PC e Playstation e senza ombra di dubbio posso affermare che questo gioco è uno dei migliori titoli indipendenti che abbia giocato nell’ultimo anno, in quanto è un titolo che una volta giocato ti fa restare qualcosa dentro.

Una volta installato e cominciato a giocare, la prima cosa che il gioco riesce a trasmetterti è un senso di solitudine. Infatti il gioco è costruito prevalentemente su colori cupi, in un ambiente dove il buio sembra aver vinto su tutto, ma soprattutto durante il gioco saremo sempre soli in un ambiente vuoto (a parte in alcuni frangenti che non descrivo per non creare spoiler) che mi ha fatto ricordare molto la saga di Dead Space (togliendo però l’horror splatter).

Il gameplay in se è molto semplice, infatti in questo puzzle game a scorrimento laterale, impersoneremo un esploratore bloccato in una stazione spaziale danneggiata, con l’unico obiettivo di trovare un modo per scappare da questa prigione, e per farlo dovremmo collezionare delle sfere di energia (orb) che ci daranno la possibilità di proseguire nei vari livelli di gioco.

In questo gioco pieni di rompicapi, avremo a disposizione una sola “arma” che ci accompagnerà durante tutto il gioco. Infatti avremo la possibilità di proiettare un fascio di luce all’interno dello schermo che a nostro comando potrà creare un nostro clone che si muoverà esattamente come noi, con l’aggiunta che potremmo trasferire la nostra coscienza a questi cloni, cosi da poter interagire con interruttori e raccogliere “orb”. Il tutto sembrerebbe semplice, ma le limitazioni imposte dal gioco stesso danno la possibilità al giocatore di passare numerose ore davanti allo schermo a risolvere gli enigmi. Infatti avremo a disposizione un numero limitato di cloni, e non saremo in grado di creare cloni o passare la nostra coscienza in alcune aree se illuminate da specifiche luci (rosse o blu).

Caratteristica principale di questo gioco è la poesia, tanto che potrei definire questo gioco come un poema che deve essere raccontato attraverso gli enigmi del gioco e le frasi impresse nella roccia che troveremo sparse in ogni parte del gioco. L’atmosfera ed i modelli sono graficamente molto belli, permettendo al giocatore di entrare nel gioco, ma quello che lo farà rimanere è la colonna sonora che è magistrale, che insieme agli effetti sonori rendono vive tutte le situazioni che ci troveremo ad affrontare.

Ultima nota è la possibilità di fare il cross-play tra PS3/PS4/PSVita che ci da la possibilità di giocare in momenti diversi su diverse periferiche senza dover ricominciare il gioco ex-novo. Ad ogni modo possiamo dire che la grafica su PS4 è ovviamente più curata rispetto a quella disponibile su PSVita… ma è solo una nota marginale su un gioco così ben fatto!

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Edward Phoenix

Edward Phoenix

Padre, Marito, Markter e Fondatore di Gamers.it
Cresciuto a suon di FPS e Giochi di Strategia cerca sempre di trovare la qualità in tutte le cose che fa!

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