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Recensione – Thief

La definizione di “genere” nel mondo dei videogiochi è sempre stata una necessità fin dagli esordi di questa tanto amata forma di intrattenimento. Platform, shooter, RPG ecc. sono etichette fondamentali per i giocatori che preferiscono un tipo di gioco rispetto a un altro, e sempre più spesso gli sviluppatori cercano il giusto mix tra le varie tipologie per dare più valore alle proprie produzioni e addirittura, in rari casi, riescono a creare qualcosa di totalmente nuovo.
Lo Stealth è un genere molto particolare, caratterizzato solitamente da una difficoltà più elevata della media e un’alta richiesta di concentrazione da parte del giocatore. Un genere non per tutti, reso celebre grazie all’ottimo Metal Gear Solid sulla prima Playstation e a grandi serie di fine anni novanta su PC. Tra queste spicca indubbiamente Thief, forse l’incarnazione più pura del concetto stesso di stealth, un titolo in grado di portare la tensione a livelli ineguagliabili, dove ogni passo, ogni luce, ogni rumore sono parti integranti della struttura di gioco e, soprattutto, si trovano totalmente sotto il nostro controllo. La serie era andata in “letargo” dopo l’uscita del terzo capitolo nel 2004 e torna ora grazie a Eidos Montreal che, dopo uno sviluppo alquanto travagliato, propone un reboot totale della saga per piattaforme di nuova e vecchia generazione. Dopo essere riusciti nell’ardua impresa di riportare alla luce un altro brand molto amato come Deus Ex, saranno stati in grado di fare centro una seconda volta?

Il principe dei ladri
Thief è ambientato interamente nella Città, una sorta di Londra a metà strada tra il medievale e l’epoca vittoriana, governata con il pugno di ferro dal barone Northcrest e caratterizzata da un odio totale verso qualunque tipo di ladro. Proprio qui entra in scena Garret, un ladro appunto, il migliore in assoluto e nostro alter-ego durante tutta l’avventura. Il prologo vede il nostro protagonista in missione per un importante furto alla casa del barone, accompagnato dall’impulsiva Erin, una giovane ladra più attenta al raggiungimento del bottino in fretta che alla preparazione del colpo. Qualcosa andrà storto proprio davanti all’obiettivo finale, e Garret perderà i sensi risvegliandosi molti mesi dopo in una città parecchio cambiata. Una strana pestilenza sta mietendo vittime senza sosta nelle strade, le guardie sono più attente e violente del solito mentre il nostro ladro ha acquisito una particolare abilità soprannaturale legata al suo occhio destro. Garret ci viene presentato fin da subito come il ladro perfetto, sempre attento e calcolatore, pronto a valutare i rischi prima di agire ma certamente non insensibile di fronte a una sfida. Ruba perchè gli piace, perchè è il migliore ma non è un assassino, cerca di evitare di uccidere se non come ultima risorsa. La storia, che si svilupperà negli otto capitoli successivi, ci terrà impegnati a indagare, tra un furto e l’altro, su quanto accaduto mentre eravamo fuori gioco, oltre a inserirci nel conflitto tra il popolo oppresso e la tirannia del barone Northcrest, invischiato con oscuri poteri.
La trama in generale è godibile, con punti molto alti a metà gioco grazie ad ambientazioni decisamente riuscite e a richiami ai titoli precedenti che strapperanno un sorriso ai giocatori di vecchia data. Purtroppo durante gli ultimi capitoli la storia perde molti punti, alcuni personaggi agiscono in modo piuttosto prevedibile e il finale è decisamente confusionario e sa di affrettato. Garret stesso pare riuscito a metà, nelle fasi iniziali si delinea bene la sua personalità schiva e solitaria, ma in seguito alcune decisioni appaiono troppo rapide e in contrasto con quanto visto in precedenza. In sostanza si ha la sensazione che il gioco sia stato chiuso in tutta fretta, davvero un peccato in quanto le basi per una narrativa di alta qualità c’erano tutte.

Un fantasma nella notte
Il gameplay di Thief ricalca le orme degli storici titoli precedenti, con una visuale in soggettiva e mappe piuttosto articolate con molti elementi con cui interagire. La furtività è al centro dell’azione: Garret è un acrobata esperto e un arcere provetto ma non è un combattente, basteranno infatti solo un paio di guardie per avere la meglio su di lui in uno scontro fisico. L’approccio stealth non è quindi solo un opzione ma la scelta migliore in assoluto. Oltre a fare attenzione ai rumori prodotti dovremo cercare di rimanere sempre in zone protette dall’oscurità celati alla vista di potenziali minacce. A parte le guardie umane molti elementi dello scenario ci saranno di ostacolo, come animali chiusi in gabbie pronti a reagire al nostro passaggio, vetri rotti sul pavimento o torce installate sulle pareti. L’intelligenza artificiale dei nemici è piuttosto aggressiva, le guardie allertate non si limiteranno a setacciare una zona specifica ma si divideranno per coprire un terreno maggiore, reagiranno anche a porte lasciate aperte e riaccenderanno eventuali torce spente. L’unica pecca dell’ I.A. è che si limita ad una singola locazione: se un nemico viene allertato all’interno di una casa non vi seguira all’esterno e viceversa, rendendo alcune situazioni piuttosto paradossali. Per superare gli ostacoli avremo a disposizione svariati gadget, per lo più dardi speciali per il nostro arco, come ad esempio le frecce d’acqua, marchio di fabbrica della serie, fondamentali per sopprimere le fonti di luce indesiderate. Inoltre l’occhio speciale di Garret permette l’attivazione della modalità Focus, in grado di evidenziare punti interessanti dello scenario e velocizzare le fasi di scasso e di combattimento.
Durante le missioni potremo raccogliere vari oggetti preziosi come candelabri d’argento, portamonete o dipinti rari, disseminati nei vari ambienti o nascosti in casseforti dietro pareti segrete. Il ricavato delle nostre razzie sarà spendibile da alcuni ricettatori sparsi nella città per acquistare nuove frecce, gadget o per potenziare l’equipaggiamento di Garret, ad esempio riducendo il rumore prodotto dagli stivali. Questa meccanica è decisamente riuscita, ci siamo spesso ritrovati a setacciare ogni stanza come dei cleptomani, in cerca dell’oggetto più ricercato e pronti a scassinare un’eventuale cassaforte.

Una stanza segreta… da sempre la mia preferita in una casa!
Parliamo ora della struttura di gioco: La Città è divisa in quartieri esplorabili, con al centro la torre dell’orologio, rifugio di Garret e punto di partenza di ogni missione principale. Durante un incarico della storia avremo diversi obiettivi, e alcune mappe ci forniranno più possibilità di approccio oppure due o tre “ingressi” differenti. La libertà offerta non raggiunge però quella vista nei primi titoli della serie, e questo si nota ad esempio dalla limitata possibilità di utilizzo delle frecce con corda. Queste si attaccheranno esclusivamente su punti predefiniti, lasciando poco spazio all’immaginazione del giocatore che era prima in grado di creare nuove strade o vie di fuga con un tiro calcolato. Si nota anche la differenza di qualità dei vari capitoli, con le fasi finali decisamente più lineari dei primi livelli. A fine missione riceveremo una valutazione sulla qualità del nostro operato e potremo visualizzare alcune statistiche, come la percentuale di bottino raccolto, oltre a obiettivi aggiuntivi da tentare rigiocando il capitolo.
Quando non sarete impegnati con il proseguimento della storia avrete a disposizione tutta una serie di incarichi e missioni secondarie ottenibili da Basso, ricettatore e amico di Garret, che ci commissionerà alcuni colpi in particolari edifici. Tutti questi extra, insieme a vari collezionabili, sono una buona aggiunta per aumentare la longevità, ma ogni missione è simile alle precedenti e in generale sono piuttosto lineari, la varietà insomma non è il massimo. Per finire è da segnalare il settaggio della difficoltà. In Thief potrete andare a modificare ogni aspetto sia dell’interfaccia che della sfida stessa prima di iniziare la partita. Le opzioni sono davvero per tutti i gusti, potrete disattivare la modalità focus, il contatore delle frecce e addirittura settare il riavvio della missione in caso foste scoperti. Una scelta encomiabile, ogni giocatore potrà così personalizzare la sfida secondo le sue preferenze e i maniaci dello stealth avranno pane per i loro denti.

Queste finestre sono tutte uguali…
Tecnicamente parlando ci sono alti e bassi. La qualità grafica è molto buona, con un sistema di illuminazione e di effetti davvero ben fatto e modelli dei personaggi principali complessi e animati splendidamente. In particolare le mani di Garret sono uno spettacolo, reagiranno in maniera differente in base alle superfici vicine e realisticamente durante i furti, siano essi borseggi improvvisi o movimenti di grimaldello durante uno scasso. Purtroppo l’ottimizzazzione non è completa, abbiamo riscontrato alcuni bug minori come guardie che si bloccano dentro pareti o che iniziano a roteare su se stesse. Si nota soprattutto una quantità altissima di caricamenti mascherati, sempre con le stesse due sequenze: o il piede di porco che apre la finestra oppure Garret che sposta detriti e scivola dietro ad alcune travi. Questo non sarebbe un grosso problema se il titolo non fosse comunque appartenente alla next-gen, da cui ci aspettiamo di più, o se almeno le animazioni fossero più varie. Il sonoro presenta anch’esso qualche problemuccio, come un eccessiva ripetizione delle medesime frasi delle guardie di pattuglia, molto fastidiosa, e un doppiaggio in italiano poco ispirato a parte un paio di personaggi.

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Stefano Gualandris

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