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Recensione – Transistor (PS4, PC)

Dopo un esordio clamoroso con l’ottimo Bastion, che si è rivelato a sorpresa un piccolo capolavoro, Supergiant Games prova a tenere alto il suo nome e conseguentemente anche quello di tutti gli sviluppatori indipendenti, ormai affermatisi comunque come delle realtà di tutto rispetto in un panorama videoludico sempre più avaro di innovazione e pieno di brand – più o meno datati – che vengono riproposti ciclicamente apportando modifiche e migliorie spesso risibili ai capitoli precedenti. Forti della loro libertà e grazie alla possibilità offerta sia da Steam che dalla nuova politica di Sony per il self-publishing, i Supergiant Games hanno deciso di riprovarci con un gioco, disponibile solo ed esclusivamente su PS4 e PC in digital download a “prezzo ridotto”, completamente finanziato dai guadagni di Bastion senza l’intervento di nessun “agente esterno” e con un team di sviluppo numericamente limitato, a cui, rispetto al gioco precedente, sono stati aggiunti solamente pochi elementi.

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Quando l’arte incontra il videogioco

Una delle più grandi diatribe di sempre per quanto riguarda i videogiochi è proprio la contrapposizione fra coloro che ritendono questo media una vera e propria arte e coloro che invece – magari apprezzandolo comunque – lo ritengono solo una forma di intrattenimento come un’altra. Ovviamente non vogliamo entrare troppo nel merito della questione, ma una cosa va detta: se davvero esistono dei giochi in grado di essere considerati piccole opera d’arte, Transistor e Bastion sono senz’altro due di questi. L’impatto visivo della nuova fatica di Supergiant Games è fantastico e rappresenta se possibile un ulteriore passo in avanti rispetto al passato grazie ad uno stile – pur nella sua semplicità di base – ancora più raffinato e ricercato ma sempre pulito, colorato e fresco. Transistor è una gioia per gli occhi ma non solo, perché anche dal punto di vista delle musiche risulta essere davvero impeccabile. Durante l’avventura di Red potremo ascoltare alcuni brani indimenticabili realizzati dallo stesso duo che ha lavorato alla OST di Bastion, formato da Darren Korb e dalla fantastica voce di Ashley Barret. Ed ovviamente non poteva mancare anche Logan Cunningham, la voce del narratore di Bastion, che anche questa volta ci accompagnerà – anche se con funzioni e modalità leggermente diverse – durante tutta l’avventura.

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Breve, ma intenso

Transistor è un’opera “piccola” ma al tempo stesso incredibilmente maestosa, dominata da una storia che per quanto lineare e senza troppi colpi di scena eclatanti, viene svelata con incredibile maestria andando avanti nel gioco e che culmina con un finale estremamente carico di emotività. La narrazione è decisamente atipica e ricorda anch’essa, a tratti, lo stile di Bastion, in cui frammenti di storia vengono svelati inaspettatamente attraverso il continuo parlare di un personaggio. In Bastion era un narratore, mentre qui spetta proprio alla vostra “arma”, Transistor, il compito di illustrarci a poco a poco quello che è il background del gioco e guidarci per tutta la nostra avventura. Oltre a questo flusso di informazioni principali forniteci con parsimonia e criterio, possiamo attingere a piene mani da tutte le informazioni secondarie ed approfondimenti ottenibili sbloccando i vari terminali OVC piuttosto che completando i file delle varie abilità (utilizzandole in tutte e tre le tipologie di slot), che ci spiegheranno meglio la storia della cantante e protagonista Red e di tutto ciò che circonda la città di Cloudbank, città dalla forte connotazione sci-fi che fa da sfondo alle vicende.

La cosa che più colpisce è la profondità della narrazione ed il senso di attaccamento che lega i personaggi, con la voce proveniente da Transistor che continuerà a parlare con Red, rassicurandola e stando sempre al suo fianco, cercando di toglierle dalla testa il doloroso ricordo del suo passato da cantante che ormai sembra essere perso insieme alla sua voce. Il più grande difetto di questa splendida storia è quello di essere troppo breve, perché effettivamente raggiungere la fine del gioco dopo appena 5/6 ore potrebbe lasciarvi un po’ interdetti, ma non temete: a quel punto ci si apre davanti un nuovo mondo, quello dell’ormai sfruttatissimo New Game+ (qui chiamato Recursion), ovvero la possibilità di ricominciare il gioco mantenendo tutte le abilità ed i livelli precedentemente sbloccati e godere di alcune – piccolissime – differenze durante l’avventura stessa, a patto di accettare di confrontarci contro nemici più coriacei e difficili da abbattere. Il livello di sfida molto buono e la freschezza del sistema di combattimento – che comunque di tanto in tanto non riesce ad allontanare efficacemente la ripetitività delle sue meccaniche di base – invogliano a rigiocare il titolo aumentandone sensibilmente la lonevità, che qualora volessimo veramente sviscerare ogni segreto/trofeo/achievement non faticherà ad arrivare a 12 ore piene.

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Il vero elemento di discontinuità con Bastion risiede proprio nel sistema di combattimento, che sa decisamente farsi valere grazie alla sua profondità e complessità. Transistor è fondamentalmente un eccellente mix fra un action RPG ed uno strategico a turni, che però si discosta completamente dai canoni tipici di entrambi i generi abbandonando una crescita del personaggio classica in favore di un sistema che pur mantenendo inalterato l’utilizzo dei classici “livelli”, si presenta privo di qualsivoglia statistica e pieno zeppo di abilità che possono essere combinate fra loro per creare gli effetti più disparati. Ciascuna abilità può essere equipaggiata in tre tipologie di slot garantendo effetti diversi a seconda del loro posizionamento: ci sono quattro slot per le abilità attive, 2 slot di potenziamento per ognuna di queste abilità e quattro slot per le passive; tutti tranne quelli delle quattro abilità principali devono essere sbloccati avanzando con i livelli della protagonista. Ovviamente ogni abilità ha un proprio “consumo” che va a riempire una barra della memoria, costringendoci a scegliere con cautela le combinazioni da equipaggiare. Le quattro abilità primarie, offensive o difensive che siano, possono essere utilizzate premendo i rispettivi pulsanti in tempo reale come un vero e proprio action game, ma la vera peculiarità del titolo è la modalità “Turn()”, attivabile tramite la semplice pressione di un tasto, che blocca il tempo e ci permette di pianificare il nostro turno di attacco in modo strategico. Quando siamo in tempo reale possiamo utilizzare le abilità senza sosta, mentre l’utilizzo delle stesse in modalità Turn() ci impedirà poi di usare – anche in tempo reale – qualunque tipo di attacco fino a quando la barra in alto non si sarà riempita, lasciandoci vulnerabili per qualche prezioso secondo. Questo sistema di combattimento ibrido risulta essere piacevole, profondo e ben bilanciato, anche grazie ad una notevole varietà delle abilità sbloccabili lungo il corso dell’avventura. Il livello di difficoltà è tutto sommato abbastanza elevato e specialmente sul finale alcuni scontri risultano davvero ostici, ma se desiderate un livello di sfida maggiore sappiate che nel gioco potete equipaggiare fino a 10 “limitatori”, ciascuno dei quali può garantire un malus alla protagonista oppure un potenziamento per gli avversari in modo da rendendere gli scontri più difficili in cambio di bonus ottenibili  al termine di ogni singolo combattimento. Un sistema davvero interessante che sostituisce in modo più che degno la classica selezione della difficoltà alzando l’asticella del grado di sfida verso l’alto, dato che anche se giocato senza nessun limitatore il gioco non è affatto facile. Anche per quanto riguarda il game over ci sono delle novità piuttosto interessanti: quando la nostra barra della vita si esaurisce, lo scontro non termina ma ci viene sotttratta una delle nostre abilità che non sarà disponibile fino a quando non attiveremo altri due punti di controllo, che possiamo trovare sparsi per la città e servono per riorganizzare e cambiare l’assegnazione delle abilità. Questa idea, che al primo impatto sembrerebbe rendere il gioco un po’ troppo semplificato, in realtà funziona molto bene e ci obbliga ad essere molto tattici in modo tale da salvare le nostre abilità, che agendo in modo sconsiderato verrebbero rese inutilizzabili dagli attacchi nemici in poco tempo.

In definitiva Transistor risulta essere un’opera più matura e raffinata rispetto a Bastion, che però allo stesso tempo manca di quel brio e quell’estro che la facevano da padroni nella precedente produzione del team, la quale aveva saputo catturare l’attenzione di molti videogiocatori proprio grazie alle sue atmosfere fantastiche e la sua natura più istintiva e meno ragionata.

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Edward Phoenix

Edward Phoenix

Padre, Marito, Markter e Fondatore di Gamers.it
Cresciuto a suon di FPS e Giochi di Strategia cerca sempre di trovare la qualità in tutte le cose che fa!

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