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Recensione – Wolfenstein: The New Order

Ogni volta che assistiamo all’uscita di un titolo appartenente ad un brand storico, le reazioni sono sempre le stesse: sarà all’altezza dei capitoli precedenti? riuscirà a conquistare il pubblico attuale? sfrutta il nome per vendere un prodotto mediocre? Non possiamo fare a meno, insomma, di provare incertezza e timore per la qualità del nuovo gioco, soprattutto se abbiamo amato gli altri titoli della serie. Wolfenstein non fa eccezzione, ed anzi, vista l’ultima non certo memorabile interazione uscita nel 2009, il rischio di trovarsi di fronte all’ennesimo sparatutto senza personalità e dal gameplay riciclato sembrava una possibilità decisamente concreta. Fortunatamente, con Wolfenstein: The New Order non è andata così e Machine Games è riuscita a confezionare un prodotto di tutt’altra caratura.

Fanta-nazi-storia
La storia di The New Order prende il via nel 1946, in un universo narrativo immaginario dove la seconda guerra mondiale è ancora in corso e i nazisti sono in netto vantaggio contro le forze alleate. Questa supremazia è data dalle tecnologie belliche estremamente avanzate in possesso del regime tedesco, in grado di mettere in campo robot giganteschi, caccia supersonici e altre diavolerie impossibili per l’epoca.
A noi il compito di tentare un ultimo disperato assalto nei panni del capitano B. J. Blazkowicz, che, insieme ad una piccola squadra di soldati, tenterà di togliere di mezzo il malvagio scienziato Deathshead e porre fine alla guerra. Purtroppo le cose andranno male, e il nostro eroe verrà catturato. Dopo una scelta “difficile” (scegliere quale dei nostri compagni si salverà) riusciremo a liberarci, ma in seguito ad un esplosione verremo feriti gravemente, cadendo in mare con una scheggia di metallo nella testa. Recuperati dall’acqua, resteremo in uno stato di coma per 14 lunghi anni, bloccati su una sedia in un manicomio polacco. Durante questo periodo i nazisti hanno vinto la guerra e il mondo intero è ai loro piedi. Una volta ripresa conoscenza dovremo riorganizzare la resistenza e porre fine una volta per tutte all’odiato regime tedesco.
La trama è raccontata in maniera egregia, e l’originalità dell’ambientazione è in grado di conquistare il giocatore già dalle prime battute. I personaggi secondari con cui interagiremo, nonostante alcuni clichè, restano nella memoria, e tra i nostri compagni della resistenza, ognuno con una tragica storia alle spalle, e alcuni tra gli antagonisti più detestabili mai visti in videogioco, annoiarsi sarà molto difficile.
Il protagonista spicca di fronte ai comprimari grazie a una caratterizzazione maggiormente curata: Balzkowicz infatti non è solo un’ammasso di muscoli e frasi da duro, è un uomo d’altri tempi, tormentato dal rimorso per non aver impedito l’ascesa dell’impero nazista, pronto a tutto per redimersi e dotato di una sensibilità che non ci si aspetta certo da un soldato in grado di lasciarsi centinaia di nemici trucidati alle spalle.
L’avventura, infine, è completabile intorno alle 10 ore circa, raddoppiabili facilmente in caso volessimo salvare un diverso compagno di squadra alla fine del prologo. Infatti in base a chi sopravviverà, avremo a disposizione un’abilità diversa tra lo scassinamento e la possibilità di manomettere quadri elettrici, ma soprattutto vedremo la storia da un diverso punto di vista e con dialoghi differenti, va da se che la seconda giocata sia quasi obbligatoria.

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Nuovo e vecchio a braccetto
Il gameplay di The New Order si presenta come un misto tra gli sparatutto vecchio stile e quelli della generazione attuale. Sono presenti infatti indicatori di salute e armatura, ripristinabili con pezzi e medikit trovati nei vari livelli e potremo inoltre trasportare con noi tutto l’arsenale disponibile senza limitazioni. A questo si affiancano meccaniche come la scivolata e un sistema di coperture moderno, insieme a sezioni stealth completabili grazie a silenziatori applicabili su alcune armi o semplicemente utilizzando un coltello ben affilato. Il mix è ben riuscito, durante le sparatorie infatti sarà necessario sfruttare le coperture e l’arma giusta in base al tipo di nemico invece di buttarsi a capofitto sparando all’impazzata.
Purtroppo a rendere meno impegnativi gli scontri ci si mette l’intelligenza artificiale, piuttosto scarsa e poco responsiva, soprattutto durante gli scontri in aree ampie. I nemici infatti risponderanno al fuoco e cercheranno riparo, ma molto spesso sarà sufficiente farsi inseguire per eliminare le minacce una alla volta in tutta tranquillità. Per quanto riguarda lo stealth, in questi casi dovremo spesso eliminare un capitano in grado di chiamare rinforzi, ma il movimento degli avversari sempre uguale e la bassa reattività di fronte a un compagno caduto ci daranno vita facile.
E’ degno di lode il tentativo degli sviluppatori di rendere le fasi di shooting il più diversificate possibile: ci troveremo infatti a sparare mentre scaliamo una parete, pilotiamo un robot, attraversiamo un treno su un ponte distrutto o scappiamo da un cane-cyborg-nazista… la varietà insomma è molta e l’alternanza di situazioni è suddivisa in modo adeguato nei vari livelli.
Quando non saremo impegnati a sparare a orde di nazisti inferociti potremo esplorare le aree di gioco in cerca di un buon numero di collezionabili, spesso ottenibili utilizzando l’LFK, un arma laser in grado di tagliare alcune superfici utile per sbloccare passaggi o risolvere piccoli puzzle ambientali.

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Sturmtruppen in HD
Dal punto di vista puramente tecnico, Wolfenstein sfrutta bene le potenzialita dell’ IDTech 5 già visto in Rage. La qualità, soprattutto su PC, è notevole, con ottimi modelli poligonali ed effetti particellari, e fa effetto vedere le coperture distruggersi realisticamente in seguito ai colpi ricevuti. Si poteva forse migliorare la resa di alcuni volti, ancora troppo “finti”, principalmente per quanto riguarda i personaggi secondari, inoltre si notano ogni tanto dei cali di qualità delle texture dovuti probabilmente all’eccessiva mole di dati da leggere (il gioco infatti pesa più di 40 GB su PC), ma si tratta di piccolezze che poco o nulla tolgono all’esperienza finale.
Quello che conta più della massa di poligoni è la direzione artistica e la varietà, e da questo punto di vista The New Order è decisamente una gioia per gli occhi. Le ambientazioni sono sempre differenti, con una buona scelta di colori e luci per certe zone e il design di alcuni nemici e delle location più strane risulta molto curato e soprattutto originale.
La nota dolente è purtroppo il comparto sonoro, con un doppiaggio in italiano di media fattura rovinato irrimediabilmente da un mixaggio affrettato dei livelli audio, sempre troppo bassi per poter seguire alcuni dialoghi senza attivare i sottotitoli.

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1 Comment

  1. Matteo Mangoni
    28 maggio 2014 at 19:03 — Rispondi

    Il mixaggio dei dialoghi è da denuncia in effetti.. peccato perché il doppiaggio tutto sommato non mi è dispiaciuto affatto..

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