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Recensione – Killer Instinct

Alcuni nomi nella storia del gaming vengono considerati dei capolavori assoluti, giochi rivoluzionari che hanno cambiato profondamente il genere di appartenenza dando il via a saghe decennali che proseguono ancora oggi. Altri invece rimangono nella memoria del giocatore grazie a una qualità e uno stile strepitosi ma per qualche motivo non vengono “brandizzati”, restando relegati a macchine di vecchia generazione o ad uso esclusivo dei retrogamers. Killer Instinct è proprio uno di questi titoli, picchiaduro leggendario dell’epoca dei coin-up, marchio storico di Rare, passato ora nelle mani dei non molto apprezzati Double Helix, che hanno avuto il compito di resuscitare il titolo come esclusiva per Xbox One.

Botte digitali gratuite… oppure no?
Prima di iniziare a descrivere il gioco e le sue meccaniche è necessario parlare del sistema di distribuzione scelto per Killer Instinct, quel Free Too Play che da tempo prolifera soprattutto per il genere MMO. Per quanto riguarda i picchiaduro non è esattamente una novità, in quanto anche titoli come Dead or Alive 5, Tekken Revolution e il prossimo Soul Calibur: Lost Swords hanno scelto lo stesso sistema, che consiste nell’offrire gratuitamente alcuni contenuti a tutta l’utenza e altri, come personaggi aggiuntivi e skin, a un prezzo variabile. Per quanto riguarda Killer, tutti i possessori di XboxOne possono scaricare il gioco e utilizzare senza limiti un personaggio a rotazione (es. Jago a dicembre, Saberwulf a gennaio) sia per scontri offline che per competere con altri giocatori online. L’utente può decidere di acquistare un lottatore singolo (4.99 €) o tutto il pacchetto della prima “stagione” del gioco comprendente sei personaggi più due disponibili prossimamente (Spinal a fine gennaio, Fulgore a marzo) al prezzo di 19.99 €. Per gli amanti del capitolo originale è disponibile anche la Ultra Edition del valore di 39.99 €, che sblocca tutti i personaggi più il primo Killer Instinct. Il sistema può far storcere il naso hai puristi abituati a pagare una volta per un gioco intero, ma in realtà se paragonato ad altre saghe, come quella di Street Fighter, il modello economico ha un suo perchè, visto che difficilmente l’utente medio utilizza tutti i personaggi del roster ma tende a specializzarsi solo in un paio di essi.

Triple, Master e Ultra combo
In questa nuova incarnazione del classico picchiaduro da cabinato è subito evidente che le modalità di gioco sono ridotte al minimo. Sono presenti solo scontri diretti contro la CPU o un altro giocatore in locale, un survival mode, un allenamento, il dojo e la possibilità di competere online. Manca una modalità arcade e il comparto multigiocatore presenta solo due opzioni, esibizione e partita classificata, niente arena o simili ne la possibilità di assistere ai match come spettatore. Davvero poco se consideriamo altri titoli dell’ultimo anno come Injustice dei NetherRealm che fanno della mole di contenuti ed extra il loro punto di forza. Resta però da considerare che questo prodotto è progettato per essere costantemente aggiornato nel corso del tempo, quindi è lecito aspettarsi l’introduzione di novità e aggiunte sensibili nei prossimi mesi (ad esempio è stata annunciata la arcade mode). Per quanto riguarda il game-play puro i ragazzi di Double Helix sono riusciti a confezionare un picchiaduro senza dubbio di qualità, che risulta accessibile anche ai neofiti grazie a meccaniche sulla carta molto semplici. Il tutto si basa su sequenze di colpi (combo) che vanno effettuate in un certo ordine in modo da massificare i danni inflitti all’avversario. Le mosse sono divise in opener, auto, linker, manual ed ender e anche se le combo più complesse richiedono sicuramente diverse ore di allenamento il nuovo sistema di concatenazione è decisamente semplice da acquisire e sicuramente d’impatto. Marchio di fabbrica della serie sono le Combo Breaker, tecniche difensive in grado di spezzare le sequenze dell’avversario effettuabili tramite la pressione dei tasti calcio e pugno della stessa “intesità” di quelli del nostro antagonista (leggero, medio, forte). Ad arricchire il tutto sono presenti anche le shadow e le modalità istinto. Le prime sono versioni potenziate di alcune mosse speciali capaci di infliggere ingenti danni e di allungare la combo, le seconde sono attivabili dopo aver subito un certo quantitativo di danni e offrono bonus diversi in base al personaggio. In generale Killer Instinct incentiva l’uso delle combo rispetto alle normali concatenazioni, visto che i colpi base infliggono danni davvero ridotti e la scelta migliore è sempre quella di proseguire il più possibile l’intreccio di mosse punendo l’avversario in caso sbagli la breaker. Tutto questo è spiegato a dovere nel dojo, una sorta di tutorial diviso in lezioni che andrà a toccare ogni aspetto del gameplay dalle basi alle Ultra Combo (finisher spettacolari da effettuare quando la barra salute dell’avversario è agli sgoccioli). Peccato che nel dojo sia utilizzabile solo il personaggio di Jago, avremmo preferito avere a disposizione qualche lezione per ogni personaggio giocabile, ma nel complesso è un tutorial davvero completo per impadronirsi di tutte le meccaniche. Per i professionisti dei picchiaduro il gioco offre una serie di tecnicismi piuttosto raffinati (juggle, counter, anti-breaker ecc.) e a livelli alti il gioco diventa una sfida di rilievo che chiede a gran voce l’utilizzo dell’arcade stick per riuscire a dominare l’avversario. Per finire, il bilanciamento dei personaggi è davvero ottimo e difficilmente si ha la sensazione di trovarsi di fronte a lottatori nettamente superiori rispetto ad altri, forse il solo Sabrewulf risulta troppo efficace, ma non così tanto da sbilanciare il gioco.

Spettacolare ma non troppo
Sul lato tecnico il titolo si difende bene, con modelli dei personaggi complessi e ricchi di animazioni, dal design ispirato e qualitativamente elevati, lo stesso si può dire degli scenari ottimamente realizzati e pieni di dettagli. Gli effetti particellari sono da urlo e durante una combo la velocità e fluidità date dalla costanza dei 60 fps riescono a trasmettere davvero la potenza dei propri colpi, incitando il giocatore a eseguire mosse sempre più spettacolari. Alcuni problemi in realtà ci sono, come la mancata ottimizzazione di alcune hit-box e piccoli bug dove il gioco salta i frame di alcune mosse ma sono difetti che si notano soprattutto nei momenti meno concitati che diventano più gravi se pensiamo che stiamo comunque parlando di un titolo per next-gen. Le musiche sono rivisitazioni dei brani originali molto riuscite e la voce del commentatore durante i match è in grado di esaltare trasformando Killer Instinct in uno dei picchiaduro più “caciaroni” in circolazione.

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Stefano Gualandris

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