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Recensione – Yaiba: Ninja Gaiden Z

Ninja Gaiden è indubbiamente la serie più riuscita dei talentuosi Team Ninja, una saga in grado di crearsi una grossa schiera di fan accaniti e di produrre pile infinite di controller sfasciati grazie a una difficoltà fuori dal comune. I primi due capitoli, con i vari remake, sono stati adorati dal pubblico per via del loro gameplay frenetico ma al tempo stesso tecnico e ad una ottima varietà di armi e abilità. Il terzo gioco della saga, purtroppo, non ha riscosso lo stesso successo ma anzi ha deluso molto a causa di un inspiegabile abbassamento del livello di sfida e alla monotonia eccessiva degli scontri. Dopo questa disavventura il Team Ninja ha chiesto aiuto agli americani Spark, in collaborazione con i Comcept, per cercare di recuperare credibilità. I tre team all’opera però non hanno voluto rischiare di fare un nuovo titolo con protagonista l’amato Ryu Hayabusa e hanno quindi deciso di sviluppare uno spin-off della serie. E’ nato così Yaiba: Ninja Gaiden Z.

Ninja vs Zombie
Questo Ninja Gaiden è totalmente diverso da tutti gli altri usciti finora, infatti gli sviluppatori hanno voluto fare un cambio di rotta totale e trasformare un gioco “serio” in un action game esagerato, spettacolare e soprattutto pieno di zombi. Già avete letto bene… Zombie!
Yaiba Kamikaze è il nome del nostro alter ego e all’inizio del gioco lo vedremo combattere contro il leggendario Ryu e morire dopo aver perso il braccio sinistro e parte della testa. Ci risveglieremo mesi dopo il combattimento trasformati in cyborg e guidati dagli ordini di Del Gonzo insieme alla sua assistente Miss Monday. Il nostro obiettivo sarà quello di indagare su di un’invasione di zombie che sta avvenendo in Russia e a quanto pare anche il nostro acerrimo nemico Hayabusa è da quelle parti. A Yaiba non frega molto degli zombie o di salvare il mondo, in fondo lui vuole solo vendicarsi e così accetta questa pericolosa missione che lo porterà a scoprire la fonte dell’invasione. La trama è molto semplice e lineare, non ci sono colpi di scena eclatanti ma il tutto sembra adattarsi perfettamente ad un Hack’n’Slash così eccessivo ed assurdo. Il protagonista stesso è l’opposto di Ryu, volgare, menefreghista e pazzo. Spesso vi troverete a ridere leggendo i dialoghi o semplicemente guardando le scene d’intermezzo.

Combo e zombie per tutti
La storia non è il punto centrale in un gioco di questo genere, quello che davvero importa è il gameplay e Yaiba ha delle ottime meccaniche di gioco unite a buone idee di base. Scordatevi le katane doppie, i tonfa e gli shuriken, in questo spin-off non avremo la possibilità di cambiare le armi equipaggiate ma avremo tre diversi attacchi: la catena, ampio raggio d’azione ma pochi danni, il braccio bionico, lento ma devastante, e infine la spada, rapida e con buoni danni. Questo sarà il nostro equipaggiamento e grazie all’alternanza delle armi potremo creare combo spettacolari per sterminare decine e decine di nemici. Rispetto agli scorsi Ninja Gaiden non avremo più il salto, ma al suo posto potremo utilizzare un comodo scatto che ci permetterà di fuggire da situazioni pericolose e anche la parata verrà in nostro soccorso grazie alla sua rapidità di esecuzione. Dopo aver ferito gravemente i nostri nemici avremo modo di compiere una “finisher”, sempre spettacolare ed esagerata, grazie alla quale il nostro ninja potrà curarsi di parte dei danni subiti. Queste meccaniche, gia viste in altri titoli, non sono ciò che distingue Yaiba, la vera peculiarità è il sistema elementale che gli Spark hanno creato e implementato nel mondo di gioco grazie ai diversi tipi di zombie. La maggior parte di loro infatti, avrà poteri diversi a cui attingere, tra cui fuoco, elettricità e acido. Quando riusciremo ad utilizzare la finisher sul nemico giusto, avremo modo di staccargli un pezzo di corpo e di utilizzarlo come arma per un determinato numero di colpi. Per esempio potremo utilizzare le braccia dei Clown zombie in stile nunchaku o la testa di un ciccione infuocato come mortaio. La particolarità è che ogni elemento reagisce in maniera diversa quando entra in contatto con il suo opposto, per esempio gli zombie elettrici se colpiti dall’acido si trasformano in cristalli facilmente distruttibili.

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Più perk, più salti, più morti
Uccidendo gli avversari potremo salire di livello e guadagnare punti abilità spendibili per potenziare il nostro protagonista con nuove combo e una durata maggiore delle armi strappate ai nemici. In giro per le mappe avremo modo di recuperare dei tasselli, nascosti e difficili da trovare, che aumenteranno le nostre resistenze elementali o la vita massima. Per raggiungere stanze o passaggi segreti dovremo sfondare muri e porte con l’aiuto del braccio bionico o fare il giusto salto durante le fasi di platforming, che risultano spesso eccessivamente complesse e poco chiare.
Insomma il lavoro svolto dai ragazzi di Spark poteva portare ad un prodotto nettamente superiore a quello a cui abbiamo giocato, le buone idee c’erano ma non sono state sviluppate in maniera ottimale. L’intera avventura è solo un susseguirsi di scontri a ondate con diversi nemici, non più di una decina di tipi, in varie combinazioni, nelle quali dovremo utilizzare il giusto elemento per riuscire a vincere. Il problema è che i combattimenti passano dall’essere davvero facili a quasi impossibili nel giro di un attimo, e Yaiba perde vita davvero velocemente, bastano infatti quattro o cinque colpi per mandarlo al tappeto. Il tutto è condito da una telecamera altalenante che nel caos degli effetti speciali ci fa perdere di vista il protagonista che spesso muore senza aver capito chi lo ha colpito. Altra nota dolente sono i caricamenti, davvero lunghi per un gioco di questo calibro.

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Tecnicamente Yaiba: Ninja Gaiden Z non è messo molto bene. La grafica ispirata ai fumetti americani e l’utilizzo del cel shading aiutano a coprire molti dei difetti dei poligoni, delle ambientazioni e dei personaggi, infatti il colpo d’occhio risulta alquanto gradevole. Ma i bug visivi riscontrati sono molti, vanno dall’interpolazione poligonale alla apparizione di nemici dal nulla, con in aggiunta qualche effetto grafico mal riuscito.
La longevità è un altro punto a sfavore, la campagna principale si può concludere tranquillamente in meno di cinque ore e gli unici motivi che vi possono spingere a rigiocarla sono i punti valutazione di fine livello o le diverse difficoltà disponibili.

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Federico Donnaloia

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